Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Cultura politica

Guantanamera, cubana e yankee

Il refrain (Guantanamera, guajira, Guantanamera) ha molto a che vedere con una ragazza, o meglio con una giovane contadina (guajira), della città di Guantánamo. E niente a che vedere con la base navale degli Stati Uniti che da più di un secolo occupa una parte della vicina Bahía de Guantánamo. Eppure la storia della canzone e della sua diffusione nel mondo, dei suoi cambiamenti, dei versi che alla fine sono diventati standard, ha parecchio a che […]

Continue Reading →

E’ il sogno americano, stupido!

Gli americani pensano che domani sarà peggio di ieri e che le istituzioni non siano in grado di cambiare le cose. E’ una delle ricorrenti crisi del sogno americano o la sua fine? Di certo se prevale l’idea del ognun per conto proprio, il terreno ideologico vincente è quello repubblicano. E’ l’economia la principale preoccupazione che, alle midterm elections di una settimana fa, era nella testa degli elettori americani (per quasi […]

Continue Reading →

Columbus Day: tre guerre culturali su Cristoforo Colombo

Il 6 ottobre scorso il City Council di Seattle, nello stato di Washington, ha deciso di sostituire la festa di Columbus Day con quella di Indigenous Peoples’ Day. Ci sono state resistenze nella comunità italo-americana. Un contingente del locale Order of the Sons of Italy in America ha protestato con bandierine tricolori: ci derubate della nostra eredità culturale. Ma alla fine il consiglio ha votato all’unanimità. Anche il consigliere Nick […]

Continue Reading →

Non fidarti di nessuno che si ricordi degli anni sessanta

Se nello splendore della tuoi vent’anni ti è capitato di dire o di condividere una frase memorabile come “Don’t trust anyone over 30”, “Non fidarti di nessuno che abbia più di 30 anni”, e questa frase è diventata iconica di un intero decennio, gli anni sessanta o meglio The Sixties, e di un intero movimento o meglio The Movement con le maiuscole, è diventata lo slogan di una intera generazione di […]

Continue Reading →

La guerra è la salute dello Stato (1918)

Per gli Stati Uniti, la Grande guerra cominciò solo nel 1917, durò poco più di un anno. Abbastanza da scatenare passioni patriottiche e trasformazioni della vita pubblica. L’intellettuale newyorkese Randolph Bourne riflette a caldo su un aspetto di questa esperienza: l’avvento di un senso santificato dello Stato che sembrava estraneo alla cultura americana, abituata a pensare al Governo come macchina pratica e laica. Lo fa da brillante spirito critico e […]

Continue Reading →

Bleep bleep [expletive deleted]: cancella la parolaccia

I giornali americani autorevoli evitano di stampare parolacce, oscenità, imprecazioni o insulti a sfondo sessuale. Una volta si definivano family papers, giornali per famiglia, e ancora oggi lo fanno – ormai, ahimé, con un tocco di auto-ironia. Comunque si trattengono, fanno capire, alludono, oppure proprio tacciono su ciò che “non è adatto”. Per esempio, a proposito di una canzone del simpatico rapper Ghostface Killah: “I can’t quote the lyrics because […]

Continue Reading →

Henry Ford, un vero poeta: parola di comunista

Un’altra avventura del muralista comunista messicano Diego Rivera in Gringolandia. Prima che con Rockefeller, si misura con un altro gigante dell’americanismo – Henry Ford. E questa volta è non solo amore a prima vista, è anche luna di miele. In un post precedente, ho parlato del lavoro di Diego Rivera a Manhattan nel 1933, e del disastroso scontro politico con il suo sponsor – il capitalismo americano in persona, Rockefeller. Argomento […]

Continue Reading →

Lenin a Manhattan: i Rockefeller e il comunista messicano (1933)

La scena madre è piuttosto nota. Siamo nella primavera del 1933, nell’atrio di uno degli edifici del nuovo Rockefeller Center in costruzione, nel centro di Manhattan. Il celebre pittore comunista messicano Diego Rivera, in città con la moglie Frida Kahlo, vi sta dipingendo una grande parete intitolata “Man at the Crossroads”: l’uomo, l’umanità al crocevia fra scienza moderna e superstizione, fra macchine e fabbriche capitalistiche e utopia socialista, fra ricchi […]

Continue Reading →

Pete Seeger va alla guerra: Dear Mr. President (1942)

Dopo l’invasione nazista dell’Unione Sovietica, dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor, dopo l’adesione dei sindacati americani (compresi quelli vicini al partito comunista) allo sforzo bellico – anche Pete Seeger va alla guerra. Alla “buona guerra”? Nel febbraio 1942 registra questo talking blues, parte di un album degli Almanac Singers, un gruppo di cui fa parte anche Woody Guthrie. Ma qui Pete fa tutto da solo, voce, parole e musica – […]

Continue Reading →

Non c’è più la libertà di una volta

“Questa è l’ultima generazione libera. L’intreccio fra i sistemi di governo e l’information apartheid è tale che nessuno di noi, entro appena un decennio,  sarà più in grado di sfuggirgli”. Così dice Julian Assange, il profeta di WikiLeaks. Ora questa è una notizia. Non tanto per le generazioni future. Quanto e soprattutto (e qui mi interessa soprattutto) per noi. Siamo dunque una generazione libera, ancorché l’ultima. Perché nessuno dei nostri profeti […]

Continue Reading →