Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Il dito sul grilletto dei poliziotti e i cittadini (forse) armati

article-mncop-2-0707A proposito degli ultimi due assassinii di uomini neri da parte della polizia negli Stati Uniti, Alton Sterling (37 anni) a Baton Rouge, in Louisiana, e Philando Castile (32 anni) in Minnesota. Nessuno dei due era una minaccia per gli agenti che li tenevano sotto tiro. Sterling era bloccato a terra, Castile cercava la patente nel cruscotto dell’auto. Entrambi sono stati freddati praticamente a bruciapelo.

C’è il razzismo istituzionale, che per lunga tradizione mette nel mirino come “classi pericolose” le minoranze di colore. I numeri dicono che la situazione è più complicata di così – non diversa, ma più complicata sì. Secondo il database Fatal Force (qui) del Washington Post, quest’anno sono stati uccisi dalla polizia 509 individui, quasi tutti maschi, di cui 238 bianchi, 123 neri, 79 ispanici, il resto non si sa. Le vittime, dunque, non sono solo persons of color. E tuttavia le persons of color sono troppe in proporzione alla loro presenza nella popolazione generale.

C’è il razzismo personale di una quota di poliziotti, non solo bianchi, che si conforma a quello istituzionale e lo rafforza. Le cose stanno un po’ cambiando, ma nei dipartimenti di polizia, nelle comunità in cui ci sono rapidi cambiamenti demografici, le minorities restano poco rappresentate, se non altro per inerzia. Secondo la testimonianza di un ex cop nero, vista dall’interno la situazione è questa: il 15% dei suoi colleghi fa sempre la cosa giusta, il 15% è composto di bastardi razzisti che fanno cose sbagliate, il 70% dipende dalla compagnia.

C’è la scarsa capacità delle forze dell’ordine a mediare e ridurre il conflitto, individuale e collettivo. Non sanno farlo. Anche qui ci sono state prove di cambiamento, di riforma. E tuttavia il training di base nelle police academies si concentra sull’uso delle armi e sulla sicurezza e difesa personale; molto poco si parla di community policing e di conflict management. Molto poco anche rispetto a ciò che accade in Europa dove, mi sembra di capire, le polizie sono più e meglio addestrate, e certo sono di gran lunga meno letali nei loro incontri con i concittadini, criminali o no che siano.

C’è la comprensione politica, amministrativa e giudiziaria per un uso esteso della forza letale. Lo standard stabilito dalla Corte suprema nel 1989 (sentenza Graham v. Connor) dice: è legittimo sparare per uccidere se un agente ha la convinzione “oggettivamente ragionevole” che ci sia una minaccia alla sua sicurezza. Per contrasto, la Convenzione europea sui diritti umani (1953) è più stringente, permette la forza letale solo se “assolutamente necessaria”. Il principio di “convinzione ragionevole” finisce con il codificare come giustificazione la paura dell’agente impegnato in una situazione difficile.

E c’è infine la vera, non irragionevole paura.

Le armi private sono diffuse. Il loro possesso è affermato come un diritto costituzionale dell’individuo dalla Corte suprema (sentenza McDonald v. Chicago del 2010) e riconosciuto come tale da larga parte del ceto politico, compreso il presidente Obama. La propaganda della National Rifle Association e molte leggi statali lo promuovono ad attiva virtù civica: il buon cittadino è armato e pronto a difendere se stesso e il proprio spazio (stand your ground). E’ facile che un poliziotto chiamato a fronteggiare una crisi si aspetti che i presunti criminali o piantagrane, o anche gli astanti casuali, possano essere armati.

E’ facile dunque che si muova con il dito sul grilletto, soprattutto se i presunti criminali o piantagrane, o i semplici astanti, corrispondono al profilo razziale sbagliato.

E infatti, per la cronaca, erano armati sia Sterling che Castile. Lo erano legalmente, secondo le leggi locali. Nessuno dei due ha pensato di usare le armi, ma le avevano, Sterling in tasca, Castile in macchina. Così come le avevano ben più della metà dei 509 uccisi dalla polizia quest’anno, di qualunque razza o etnìa fossero. Secondo i criteri della NRA,  tutti costoro erano quindi cittadini modello. Così come lo è quel giovanotto di Dallas che è andato alla manifestazione di protesta di giovedì scorso, 7 luglio, con un fucile AR-15 a tracolla.

Il giovanotto ha rischiato di essere scambiato per uno dei cecchini, chiunque essi siano, che hanno ucciso cinque poliziotti. Ma poi è stato lasciato in pace, perché portare armi d’assalto a una manifestazione pubblica – il Texas lo consente.

Categories: Cultura politica, violenza

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