Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Preghiere per la nazione? Verso il 4 luglio di America 250

Il raduno di preghiera sul National Mall di domenica 17 maggio è stato indetto in vista del 250° anniversario della Dichiarazione di indipendenza, il prossimo 4 luglio. A indirlo è stata Freedom250.org, una organizzazione noprofit pubblico-privata che opera in collaborazione con la White House Task Force 250. Quest’ultima è una agenzia dell’amministrazione Trump del tutto separata dalla U.S. Semiquincentennial Commission, l’organismo creato dal Congresso dieci anni fa per coordinare le celebrazioni. La Task Force è cosa del presidente, la Semiquincentennial Commission è invece parlamentare e bipartisan (con liti e tensioni interne).

Il titolo del raduno era “Rededicate 250: A National Jubilee of Praise, Prayer & Thanksgiving”. Lo scopo era una “rededication of our country as One Nation Under God”, una celebrazione degli Stati Uniti come “nazione cristiana”. Hanno partecipato alcune migliaia di persone e parecchi leader dei movimenti religiosi di destra, compresi due cattolici, il cardinale Timothy Dolan e il vescovo Robert Barron. C’era anche un rabbino, unico non cristiano. Esponenti trumpiani di primo piano, il vice-presdiente J.D. Vance, il segretario di stato Marco Rubio, il ministro della difesa Peter Hegseth hanno mandato video preregistrati, lo speaker della Camera Mike Johnson era invece lì di persona. Anche Trump ha mandato un video, in verità un video riclicato, già usato tempo fa in analoga occasione.

I critici, anche religiosi, anche cristiani, hanno trovato da ridire. Hanno parlato del raduno come di un tentativo della destra religiosa MAGA di impadronirsi della storia del paese, di riscriverla, di manipolarla per offrirne una narrazione nazionalista cristiana. Una narrazione che tenta di fondere identità americana e identità cristiana mentre ignora le diversità religiose e non religiose della popolazione, dei cittadini americani. Gli Stati Uniti, dicono i critici, non possono essere presentati come una nazione geneticamente e normativamente cristiana. Ciò è una minaccia, in effetti una negazione della separazione costituzionale fra chiesa e stato. Sono comparsi slogan di protesta tipo “Democrazia non teocrazia”.

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