Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Appunti. Polarizzazione politica e concorrenza cinese

160212132837-trump-china-jobs-780x439Le ultime buone notizie sull’economia americana, sull’aumento del reddito delle famiglie (dati che rompono la stagnazione dei redditi degli ultimi anni), non riguardano tutti gli americani. La crescita continua a premiare le persone che vivono nelle aree metropolitane oppure con un titolo di studio universitario. Non tocca chi vive nelle aree rurali, in quelle ex-industriali, in Appalacchia. Non tocca le diseguaglianze e i malesseri economici che si sono accumulati negli ultimi decenni e quindi i meccanismi che hanno prodotto la polarizzazione politica.

Il rapporto fra la polarizzazione politica e l’andamento diversificato dell’economia per strati sociali e aree regionali (un fenomeno noto, su cui ho già scritto alcuni post) è confermato da ulteriori ricerche rese pubbliche in questi giorni. Uno studio il cui primo autore è David Autor, economista al MIT, sottolinea il rapporto con le perdite di manufacturing jobs dovute alla concorrenza internazionale, in particolare all’impatto della concorrenza cinese.

Le elezioni prese in considerazione sono quelle di medio termine del 2002, le prime sotto George W. Bush, e quelle del 2010 – le prime sotto Obama, dopo l’inizio della Grande recessione, segnate dal Tea Party Movement. Tutte queste tornate elettorali sono anche immediatamente successive all’ingresso della Cina nella Word Trade Organization, nel 2001, che segnò una maggiore presenza del paese nei mercati internazionali

Bene, nei collegi della Camera dei rappresentanti in cui i mercato del lavoro è stato punito dalle importazioni in maniera pesante, c’è stato uno spostamento politico verso le ali estreme dello schieramento bi-partitico. Fra il 2002 e il 2010, gli elettori hanno reagito sostituendo deputati moderati con deputati conservatori oppure liberal (ma soprattutto conservatori). Con una maggiore polarizzazione appunto. 

Più precisamente, i collegi che nel 2002 esprimevano maggioranze repubblicane, hanno eletto nel 2010 rappresentanti molto più conservatori. Quelli che esprimevano maggioranze democratiche, hanno eletto rappresentanti molto più liberal – oppure sono saltati dall’altra parte, direttamente ai repubblicani conservatori. Una variabile importante in questi passaggi è stata la composizione etnico-razziale delle località. I collegi a maggioranza bianca non-ispanica sono andati più comunemente verso i conservatori. Quelli a maggioranza non-bianca, i cosidetti majority-minority districts, dove in genere prevalgono i democratici, sono andati più comunemente verso i liberal.

Vedi David Autor et al., Importing Political Polarization? The Electoral Consequences of Rising Trade Exposure, paper, 5 September 5, 2016, pubblicato qui.

Categorie:Electoral process, Elezioni

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