Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

La dottoressa Sarah Jukaku, moglie del senatore dottor Abdul El-Sayed

Alle mogli dei candidati, e da parecchio tempo ormai ai mariti delle candidate (vedi il marito di Kamala Harris), tocca spesso far la figura dei custodi del focolare domestico mentre il partner fa la vita strenua per la causa, batte a cavallo le campagne, si accampa ogni notte sotto un albero diverso. È una vecchia tradizione americana, un quadretto un po’ stantio ma ancora in uso, per accarezzare i buoni sentimenti del pubblico più stantio. Poi in effetti i custodi del focolare fanno la loro vita, anche chi è moglie e madre ha la sua vita professionale, in genere con i vantaggi di cui godono le famiglie benestanti con buoni due redditi in famiglia.

La moglie del senatore del Michigan (e medico) Abdul El-Sayed, e madre delle loro due figlie, è la dottoressa Sarah Jukaku. È psichiatra laureata alla Columbia University, esercita la professione nel suo studio privato nella città universitaria di Ann Arbor, dice la sua in pubblico quando capita. In famiglia ha le sue opinioni, è stata attaccata perché pratica la medicina privatamente mentre il marito vuole la medicina pubblica. Discende da una prominente famiglia indiana di fede musulmana e, come si vede nelle foto, porta l’hijab. Per decisione di chi? Ah, saperlo saperlo… Chi decide davvero come ci vestiamo, ciascuno di noi?

D’altra parte appartiene alla stessa estesa famiglia, emigrata in America dalla cittadina di Bhatkal in India, la signora Aisha Jukaku. Che è laureata alla Business School della University of Michigan e ha una carriera importante di dirigente aziendale e finanziaria a New York City, dove vive. Ha cominciato a Goldman Sachs, è arrivata a ricoprire ruoli esecutivi di primo piano nell’industria cosmetica Estee Lauder. Non sappiamo se Ms. Jukaku sia sposata oppure no (se c’è un maschio che la comanda, insomma), racconta di essere religiosa, di portare l’hijab da sempre, e di averne avuto qualche fastidio sociale nell’ambiente di Wall Street… Che dobbiamo dirle?

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