
In caso di sconfitta, ha detto Donald Trump, “I guess I’ll become Mr. Veto”. Ha promesso di diventare il Signor Veto, di impedire alle eventuali maggioranze legislative Democratiche alla Camera e al Senato di funzionare come vogliono loro, di produrre alcunché, nel caso peggiore.
Il Presidente può farlo. Il Congresso approva un “bill”, un progetto di legge che non gli piace? Per diventare legge a tutti gli effetti ha bisogno della sua firma, quindi può non firmare e rinviarlo al mittente, cioè al ramo del Congresso (Camera o Senato) in cui il bill è nato, con le sue spiegazioni e note critiche. Deve farlo entro 10 giorni, domeniche escluse. È il veto appunto. Il Congresso può accettare le critiche, elaborare compromessi, cambiare il testo, e riprovarci. Oppure può cercare di superare di forza il veto, cosa assai difficile da farsi: dovrebbe ri-approvare il bill, in entrambi i suoi rami, con la maggioranza dei due terzi dei votanti, quindi di fatto con maggioranze bi-partitiche.
Poi ci sono le norme più sofisticate. Al ricevimento del bill da firmare, il Presidente può anche metterselo in tasca e non fare assolutamente niente. Se non firma entro i 10 giorni di cui sopra il bill diventa comunque legge, in automatico. Il messaggio presidenziale è, sono dispiaciuto ma non ho voglia di far caciara. Questo nel caso che il Congresso sia in sessione per tutti quei 10 giorni. Se invece il Congresso si aggiorna prima, e i deputati e i senatori vanno a casa per le feste comandate, ecco: in questo caso il bill muore di morte naturale senza che il Presidente dica bah. Si chiama, appunto, il “pocket veto”.
Quindi il Presidente può usare tutti i veti che vuole, di fatto può impedire al Congresso di legiferare efficacemente per il restante biennio prima della pensione. Oppure può costringerlo a continui compromessi, se il Congresso è bendisposto.
In effetti non sarebbe un gran cambiamento rispetto al primo biennio. Quando a decidere di non far niente, senza compromessi, è stato il Congresso stesso, cioè il partito repubblicano che lo controlla, di sua spontanea volontà, per amor dell’amor loro. Da parte di Donald Trump, a questo punto della sua carriera, se lo facesse per la fama, tipo per diventare “il Presidente con più veti della storia!”, per superare il record dell’invidiatissimo Franklin D. Roosevelt (635 veti, ma fu alla Casa bianca una dozzina d’anni), si tratterebbe davvero di un inutile accanimento.
The Donald non sarà mai FDR. Mentre il posto fra i due o tre peggiori presidenti della storia nazionale se lo è già conquistato.
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