Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Da impeachment a impeachment, i Repubblicani

Nel Congresso del 1973-74, quello all’interno del quale si consumarono la farsa e il dramma dell’affare Watergate e dell’impeachment interruptus di Nixon, alcuni Repubblicani ruppero i ranghi di partito e giocarono un ruolo decisivo. Il partito Repubblicano di allora era altra cosa rispetto a quello di oggi, e sembra improbabile che possa ripetersi qualcosa di simile. Tanto più che i numeri sono ancora più sfavorevoli ai Democratici rispetto a mezzo secolo fa.

Allora, a differenza di oggi, i Democratici avevano la maggioranza in entrambe le camere. L’avevano mantenuta anche sotto l’amministrazione Repubblicana e l’avrebbero ulteriormente incrementata nelle elezioni di medio termine del novembre 1974. Tuttavia non erano in grado di fare tutto quello che volevano secondo linee strettamente di partito. Come oggi, potevano tranquillamente votare lo stato d’accusa alla Camera dei rappresentanti. Al Senato invece, benché maggioritari, non avrebbero potuto da soli votare una condanna: erano 57 su 100, dieci meno della maggioranza qualificata necessaria dei due terzi, 67 (oggi sono solo 47, il gap da superare è ben più alto).

Allora come oggi c’era dunque bisogno di una maggioranza almeno un poco bipartitica, e non solo per ragioni tecniche, numeriche. Ma anche per ragioni politiche, di buona creanza istituzionale, vista la gravità dell’atto di deposizione di un presidente. Allora la maggioranza un po’ bipartitica cominciò a delinearsi, grazie a parecchi deputati Repubblicani e a qualche senatore.

I deputati uscirono allo scoperto in maniera esplicita nel House Judiciary Committee, dove contribuirono a far passare i tre articles of impeachment che colpirono Nixon, due di essi in particolare: votati da tutti i 21 membri Democratici, e poi da 6 membri Republicani su 17 il primo (“Obstruction of justice”) e da 7 il secondo (“Abuse of power”). Non si arrivò alla conta generale in aula né tantomeno al giudizio in Senato, ma le valutazioni di corridoio concordavano nel prevedere che una sessantina di deputati Repubblicani avrebbe approvato l’atto d’accusa e tre o quattro senatori la condanna (non ancora sufficienti, questi ultimi, ma c’era da dare tempo al tempo).

Naturalmente non si arrivò alla conta perché Nixon diede le dimissioni, all’inizio di agosto 1974, in mezzo a ultimissime e gravi rivelazioni che non lasciavano dubbi sulla sua colpevolezza, una vera e propria smoking gun  che fece perdere la fede anche ad alcuni dei suoi più fedeli difensori nel partito. Il Presidente ne trasse le conseguenze.

Ecco, allora le defezioni e la smoking gun fecero la differenza, e il miracolo. Chissà oggi. Già, ma cos’è una smoking gun?

Categorie:presidenza

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