Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Da impeachment a impeachment, i Democratici

impeach_trump_0Nel dramma e nella farsa del caso Watergate e dell’impeachment interruptus di Richard Nixon, nel 1973-1974, il partito Repubblicano mostrò delle crepe, delle defezioni, e concesse una vittoria ai Democratici (o all’integrità delle istituzioni, avrebbero detto). Mal gliene incolse – ai Democratici in primo luogo e paradossalmente, per i quali fu una vittoria pagata a caro prezzo, una vittoria di Pirro, l’inizio di una loro crisi storica. Un classico effetto perverso. Male ne incolse anche a quel tipo di Repubblicani. Ma non al partito Repubblicano nel suo complesso che ne uscì trasformato e, nel giro di qualche anno, vincitore e vincente.

Quello che successe fu che molti conservatori si convinsero che non c’era da fidarsi del sistema. Non dei Democratici, com’è ovvio. Ma neanche di quel partito Repubblicano lì, troppo establishment vecchio-stile, che aveva contribuito al clima da impeachment. E che ai loro occhi si era fatto sedurre dall’egemonia dei mass media nazionali, i famigerati MSM, i mainstream media: asserviti a chi aveva demonizzato e distrutto Nixon per puro odio personale, e comunque espressione di una cultura elitaria e libertina, estranea alla gente comune e alla “vera America” e intenta a corromperla. Cominciarono allora a costruire con grande passione nuovi movimenti popolari, un apparato mediatico tutto loro, e un nuovo partito Repubblicano.

Il caso Watergate e l’impeachment interruptus fecero da catalizzatori di un cambio di regime politico-sociale. In questo senso Nixon fu un presidente di transizione. Sfidò il regime Democratico-newdealistico fino ad allora prevalente battendone la variante radicale di George McGovern nel 1972, ma senza avere la forza di rovesciarlo davvero. Si trovò così in una posizione di debolezza, tanto da esserne travolto, da vedere messa in discussione la sua stessa legittimità, anche dal suo partito. Il nuovo partito Repubblicano che nacque da quella esperienza, il partito del 1980 di Ronald Reagan, si avviò a essere un’altra cosa: più popolare, militante, religioso e partisan, più American heartland e meno coastal, anti-cosmopolita e anti-metropolitano, conservatore e anti-newdealista al midollo.

E naturalmente capace di diventare una duratura maggioranza nazionale, di mettere sulla difensiva il partito Democratico, di esercitare un’egemonia ideologica su un regime tutto nuovo.

Il partito Repubblicano di oggi è in parte il prodotto di quella trasformazione di quasi mezzo secolo fa, in parte una sua degenerazione radicale e non più maggioritaria (se non grazie al sistema elettorale federale). Il trambusto intorno all’impeachment dell’attuale Presidente potrebbe essere il segnale che anche il regime Repubblicano-conservatore (almeno quello di quel tipo là) sia giunto al capolinea. Potrebbe rappresentare la conferma, per alcuni osservatori, che anche Trump sia un presidente di transizione come Nixon, che le sue vicende, come quelle nixoniane, siano il catalizzatore della transizione a un regime diverso. I Democratici hanno ambizioni (frustrate) da emergente partito di maggioranza politica e sociale e hanno l’opportunità e la voglia di plasmare il nuovo diverso regime. Per ora si sono lanciati in una avventura – che potrebbe spingere in quella direzione ma anche avere effetti perversi imprevedibili. Da impeachment a impeachment, comunque vada a finire.

Categories: presidenza

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