Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Chi ha votato per chi, nei famosi caucuses dell’Iowa

dmr_caucuses_explainedL’avranno già fatta in molti, questa analisi basata sugli entrance polls ai famosi caucuses dell’Iowa del 1 febbraio, ma qualcosa provo a fare anch’io. Se non altro per mia memoria e perché, all’inizio di questa lunga stagione di primarie, i suoi risultati possono servire da benchmark per valutare gli sviluppi a venire. I dati che ho visto sono quelli raccolti da Edison Research per il National Election Pool, e sono stati pubblicati dal New York Times e, con una elaborazione un po’ diversa, dal Washington Post.

La sorpresa, come si sa, è avvenuta nel campo del repubblicani dove ha vinto Ted Cruz (27.7% dei voti) seguito da Donald Trump (24.3%) e Marco Rubio (23.1%) e poi da tutti gli altri. E’ una sorpresa nell’ordine di testa, perché secondo le previsioni doveva arrivare primo Trump. Ed è una sorpresa nel terzo posto assai ravvicinato di Rubio. Gli entrance polls aiutano a chiarire che cosa sia successo.

E’ successo che Cruz vince perché occupa le posizioni demografiche e politiche più solide. Vince nella maggior parte delle categorie, vince moderatamente (con tanti candidati il voto è frazionato) ma consistentemente, e vince soprattutto su quelle caratteristiche che sono desiderate o condivise dai gruppi più numerosi degli elettori dei caucuses. Trump, all’opposto, fa molto chiasso ma rende poco; ottiene un consenso elevato per alcune cause estreme, che tuttavia sono coltivate da una minoranza di elettori. Rubio, infine, primeggia fra i non moltissimi che pensano a questioni pragmatiche, un’area che potrebbe allargarsi con il tempo.

Per esempio, una questione che sembra controversa è quale debba essere la principale qualità del candidato. Cruz arriva primo (con il 37% dei consensi) fra coloro che vogliono soprattutto una condivisione dei valori, una comunità ideologica omogenea: un gruppo che costituisce la fetta più ragguardevole di elettori, il 42%. Trump sfonda alla grande (67%) fra coloro che vogliono qualcuno che “parli chiaro” (che le spari grosse?), ma si tratta di appena il 14% degli elettori. Rubio vince molto bene (43%) fra coloro che considerano importante la eleggibilità del candidato, e sono un quinto degli elettori (il 21%).

Lo stesso accade se si discute di quale sia il principale problema del paese. Cruz vince moderatamente (26%) fra coloro che ritengono sia l’eccessiva spesa pubblica; ma costoro sono anche il gruppo più numeroso di elettori (il 31%). Coloro che invece ritengono che il principale problema sia l’immigrazione sono entusiasticamente per Trump (45%), ma sono solo il 13% degli elettori: entusiasti ma pochi. Rubio primeggia sobriamente (30%) nel sobrio primato dell’economia, che interessa più di un quarto degli elettori (il 27%) – non poco.

Qualcosa di problematico potrebbe emergere dalle posizioni di filosofia politica. Cruz vince molto bene (43%) fra i “molto conservatori” che sono il 40% degli elettori. Ma coloro che si definiscono “piuttosto conservatori” sono ancora di più, il 45%, e fra di loro arriva primo Rubio, sia pure con percentuali non elevate (il 28%): potrebbe essere una sua possibile area di espansione. E il povero Trump? Che ci si creda o no, ha il massimo successo (il 35%) fra i “moderati” del partito, che tuttavia sono appena il 14% del totale – di nuovo, una posizione di minoranza.

Schermata 2016-02-02 a 15.31.03In campo democratico, mi pare che sorprese non ci siano state. Secondo i sondaggi d’opinione degli ultimi giorni doveva essere una contesa all’ultimo voto, e così è stato fra Hillary Clinton (49.9%) e Bernie Sanders (49.6%), mentre Martin O’Malley si è infine ritirato. Anche la tipologia degli elettori dei due candidati principali e delle issues sulle quali si dividono corrisponde a quella suggerita dai sondaggi degli ultimi mesi. E vale la pena sottolineare le divisioni e i contrasti, per capire le dinamiche interne al partito e ai suoi seguaci più affezionati.

Le divisioni demografiche riguardano certo il genere, con il 53% di donne a favore di Hillary; e le donne sono un gran bottino, il 57% dell’elettorato dei caucuses. Ma riguardano soprattutto in maniera evidente l’età e il reddito. Sanders primeggia fra coloro che hanno meno di 44 anni, in particolare fra i giovanissimi di 17-29 anni (con un consenso dell’84%). Clinton primeggia nelle fasce d’età più avanzate, in particolare (con il 69%) fra gli anziani di 65 anni e più. Il punto è che i primi sono il 37% dell’elettorato, i secondi il 63%. Bernie potrà avere in mano il futuro del partito – ma Hillary ha un vantaggio nel presente.

Sul reddito il contrasto è altrettanto netto, e altrettanto significativo. Sanders vince fra coloro che guadagnano meno di 50.000 dollari l’anno, in particolare (con il 57%) meno di 30.000. Clinton vince al di sopra di quella cifra, in particolare (con il 55%) da 100.000 dollari in su. I primi sono il 41% degli elettori dei caucuses, i secondi il 59%. La statistica è ancora una volta a favore di Hillary. D’altra parte, molte indagini precedenti hanno sottolineato come la novità di Bernie sia proprio nella sua capacità di fare appello ai lavoratori bianchi di basso reddito (in Iowa i neri sono pochissimi, appena il 3% dell’elettorato).

Poi ci sono le differenze ideologiche e di prospettiva politica. Clinton vince alla grande (con il 58%) fra i “moderati”, fra chi vuole continuare le politiche di Obama (con il 68%), fra chi ritiene importante l’esperienza (88%) e l’eleggibilità (77%) del candidato, fra chi vede come problema principale l’economia o la sanità. Sanders vince alla grande fra i “molto liberal” (con il 58%), fra chi vuole una svolta politica in senso più liberal di Obama (76%), fra chi ritiene importante l’onestà e l’affidabilità del candidato (83%), fra chi vede come problema principale le diseguaglianze economiche (61%).

Qui si aprono terreni di conflitto che vanno oltre l’Iowa. Fra gli elettori dei caucuses che si definiscono “moderati” e quelli “molto liberal”, di eguale consistenza (28%), c’è il corpo del partito dei “piuttosto liberal” (un 40%) dove Bernie è in lieve svantaggio ma la partita è aperta. A voler continuare sulla scia dell’eredità di Obama è la maggioranza degli elettori (il 55%), ma a volere una nuova direzione più di sinistra è un consistente terzo (il 33%). La questione della eleggibilità, che consente a Hillary di svettare, è per ora importante solo per un quinto degli elettori. Ma è faccenda delicatissima che certo non morirà qui.

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Categories: campagna elettorale, Electoral process

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3 replies

  1. Appassionante! Grazie

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  1. Quanti elettori voteranno alle primarie del New Hampshire, oggi? | Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

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