Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Corpi maschili potenti e feriti, Roosevelt e Superman (1933)

800px-RooseveltinwheelchairQuando, esattamente 80 anni fa, nella primavera del 1933, Franklin D. Roosevelt comincia il suo primo mandato presidenziale e lancia la sfida della “politica dei cento giorni”, è già paralizzato dalla vita in giù da parecchi anni. Era stato colpito dalla poliomielite nel 1921, ma ciò non gli aveva impedito di continuare la carriera pubblica, di diventare governatore di New York. E tuttavia, soprattutto ora che è presidente, è istintivamente consapevole che è meglio che un politico non metta in vista la sua incapacità di controllare del tutto il suo corpo fisico. Come potrebbe, altrimenti, pretendere di controllare il “corpo politico” del paese? Per giunta nel cuore della Grande depressione, quando il body politic nazionale soffre esso stesso di una ferita profonda, e la democrazia sembra in pericolo, qui e nel mondo? Usa dunque delle strategie comunicative per massimizzare la sua immagine di uomo fisicamente vigoroso – che si batte per guarire il corpo della nazione democratica.

Era noto al pubblico che il Presidente avesse delle disabilità, ma sulla loro gravità c’era un velo di silenzio, e la stampa (come si usava allora, e non usa quasi più) era complice. Nei documenti visuali del tempo, in genere compare seduto dietro una scrivania. I collaboratori stanno in piedi dietro di lui, i visitatori illustri seduti accanto a lui. Quando parla da un podio, in piedi, si aggrappa con entrambe le mani e usa rinforzi per le gambe – ma nulla si vede. In privato usa una carozzella, mai in pubblico. E sta bene attento a non farsi fotografare in quelle condizioni. (Si dice che il Secret Service fosse molto energico nello sconsigliare i fotografi; esistono solo due scatti del genere, fatti da un’amica nel 1941). Nei cartoons politici, poi, è raffigurato con un corpo pienamente sano, anzi potente: pilota la nave dello Stato nella tempesta, guida il treno della fiducia nazionale, trascina correndo il pigro carrozzone del Congresso. Insomma, una sorta di superman.

Schermata 2013-05-17 a 17.03.23Un superman? In effetti un superman di carta stava nascendo proprio allora. Lo ri-creano, nei primi mesi dell’amministrazione Roosevelt, di nuovo esattamente 80 anni fa, due giovanissimi artisti figli di immigrati ebrei, Jerry Siegel e Joe Shuster. L’anno precedente ne avevano prodotto una versione negativa, un “Super-Man” cattivissimo che voleva dominare il mondo. Ora è invece un eroe positivo, perde il trattino e diventa il Superman che vuole salvare l’America. Il personaggio resta in sonno per qualche tempo, è pubblicato solo nel 1938 (nell’album collettivo Action Comics #1) e nel 1939, grazie al suo straordinario successo, ha una serie di album tutta per sé. E tuttavia, malgrado il tempo trascorso, ha i caratteri di un super-eroe rooseveltiano della prim’ora: ha un corpo dalla “forza titanica”, e lo usa come “campione degli oppressi” – è “una meraviglia fisica che ha giurato di dedicare l’esistenza ad aiutare i bisognosi”.

Di Roosevelt, Superman ha anche la ferita nascosta. Viene da un altrove lontano, è mandato da bambino sulla Terra dal padre, per salvarlo dalla distruzione imminente del loro pianeta Kypton. Sulla Terra cresce come un normale adolescente, ma ha dei super-poteri. E tuttavia sviluppa un problema congenito: il contatto con i resti fisici del pianeta di origine, la kryptonite, lo fiacca, lo riduce all’impotenza. E’ insomma, come i genitori di Siegel e Shuster, un immigrato dalla catastrofe del Vecchio mondo (europeo) nel Nuovo mondo americano: qui, in America, la sua forza non ha limiti, purché si tenga lontano dal passato. E così la democrazia americana, ferita dalla Grande depressione, produce due icone di saviors, di “salvatori” che sono corpi maschili potenti ma anch’essi feriti, e che riassumono un po’ della sua storia: un gentleman paraplegico di antica discendenza (quale era Roosevelt), e un nuovo immigrato con una menomazione segreta.

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Categories: cultura di massa, Cultura politica, Immigrazione, presidenza

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