Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Martin Luther King, Jr. – il sogno militante di cose concrete

 

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Martedì 10 aprile 2018, con l’evento annunciato qui sopra, collegato al Festival “Utopia, Italy”, l’Università di Pisa ricorderà Martin Luther King. Quello che segue sarà, più o meno, l’inizio del mio contributo.

Credo che, in questo cinquantenario dell’assassinio di Martin Luther King, nulla sia più emozionante e drammatico che ascoltare alcune parole del suo ultimo discorso, pronunciato a Memphis, Tennessee, la sera prima del giorno fatale, la sera del 3 aprile 1968. Due brevi passaggi sono raccolti in una clip di Youtube (vedi), meno di 3 minuti che consentono di assaporare la sua voce, la sua straordinaria eloquenza, e alcune sue considerazioni. Ne propongo una rapida traduzione, in coda al post ci sono i testi originali.

Nella parte iniziale del discorso King dice al suo pubblico, riunito in una chiesa: abbiamo in corso uno sciopero di sanitation workers, lavoratori municipali della nettezza urbana, e ci sarà una manifestazione. Abbiamo avuto una ingiunzione che ci vieta di marciare perché l’ultima volta c’è stato qualche incidente, una vetrina rotta. La città è virtualmente in stato d’assedio. Ma tutto ciò è illegale, viola i nostri diritti. E qui comincia il primo passaggio contenuto nella clip.

Tutto quello che diciamo all’America è, “sii fedele a quello che dici sulla carta”. Se vivessi in Cina o in Russia, o in qualunque altro paese totalitario, potrei capire le ingiunzioni illegali. Potrei capire la negazione di certi diritti basilari che derivano dal Primo emendamento, perché loro non si sono mai impegnati a rispettarli. Ma qui da noi, da qualche parte, leggo della libertà di riunione. Da qualche parte leggo della libertà di parola. Da qualche parte leggo della libertà di stampa. Da qualche parte leggo che la grandezza dell’America risiede nel diritto di protestare per ciò che è giusto. E così io dico, non ci faremo respingere dai cani o dagli idranti, non ci lasceremo fermare da una ingiunzione. Andremo avanti comunque.

A questo punto King ricorda che il suo volo da Atlanta a Memphis è stato ritardato per una minaccia di bomba. E anche a Memphis ci sono state minacce di morte nei suoi confronti. “Che cosa potrebbe succedermi se incontrassi qualche fratello bianco con la mente malata?” C’è così la parte conclusiva del discorso.

Non so che cosa accadrà ora. Ci aspettano giorni difficili. Ma davvero non me importa ora, perché sono stato in cima alla montagna. E non mi preoccupo. Come tutti, vorrei vivere una lunga vita. Longevità – la vorrei anch’io. Ma ora ciò non mi preoccupa. Voglio fare la volontà di Dio. Ed Egli mi ha consentito di salire sulla montagna. E ho guardato dall’altra parte. E ho visto la Terra promessa. Forse non ci arriverò insieme a voi. Ma voglio che sappiate stasera che noi, come popolo, arriveremo alla Terra promessa! E sono felice stasera. Niente mi preoccupa. Non temo alcun uomo. Perché i miei occhi hanno visto la gloria della venuta del Signore!

Non temo alcun uomo, dice King – il giorno dopo è assassinato da un uomo, un uomo bianco, un “fratello bianco con la mente malata” di odio razzista.

In queste parole di King ci sono due elementi fondamentali della retorica dei movimenti per la liberazione nera in America. Due elementi che sono ricorrenti dalla nascita dei movimenti stessi, cioè dalla nascita degli Stati Uniti, cioè dai primi abolizionisti afroamericani della fine del Settecento.

In primo luogo, c’è l’appello ai documenti laici fondanti della repubblica. King dice: America, devi essere fedele ai tuoi testi sacri. In questo caso è la Costituzione, il Bill of Rights, il Primo emendamento, la libertà di parola, associazione, di protesta. In altri casi è la Dichiarazione di indipendenza e la promessa di eguaglianza, “tutti gli uomini sono creati eguali”. Come Martin ripete spesso: siamo venuti a riscuotere la promessa contenuta in quei documenti, siamo venuti a pretendere che siano infine rispettati da tutti per tutti.

In secondo luogo, c’è l’appello al documento fondante religioso, l’appello alla Bibbia e alla narrazione biblica della lotta di liberazione. Una lotta raccontata come l’esodo del popolo di Israele verso la Terra promessa, un viaggio nel tempo, da ieri a oggi a domani, un viaggio nel deserto pieno di pericoli e lungo. Ma un viaggio, dice King, di cui voi vedrete la fine, non io probabilmente, ma voi sì, e ne sono sicuro: perché la meta è reale, perché la Terra promessa esiste, perché sono salito sulla montagna e l’ho vista, e ho visto la gloria del Signore.

Questa è la retorica di (quasi) tutti i grandi militanti neri dall’Ottocento a oggi, e naturalmente King ne è un maestro. Ma attenzione. E’ una retorica alta, e drammatica, drammaticamente personale nelle battute finali, nel viso stanco dell’oratore, nei suoi occhi stanchi – che è usata in vista della partecipazione a uno sciopero di 1300 lavoratori municipali. C’è un salto fra le due cose? C’è un salto fra la Costituzione e la Bibbia e uno sciopero di 1300 persone?

No, non c’è alcun salto. Perché King è certo un sognatore dalla vista lunga, dall’immaginazione radicale, ma è anche un sognatore militante di cose concrete. E’ un radicale che evoca obiettivi storici, nient’altro che cambiare le condizioni civili, politiche ed economiche dell’America nera, quindi nient’altro che cambiare l’America. Ma è anche un concreto dirigente pragmatico che chiude accordi, fa compromessi, mette da parte le conquiste conquistate: non che bastino, ma sono qualcosa che prima non c’era. E’ infine un militante che usa mezzi aggressivi per ottenere le mete vicine e avvicinarsi alla meta oltre la montagna – nient’altro che l’azione diretta in prima linea, per provocare la violenza del potere, guardando il potere nel bianco degli occhi, mettendo in gioco il suo corpo, rischiando la vita.

Il resto, martedì 10 aprile 2018 alla Gipsoteca di Arte antica dell’Università di Pisa, in piazza San Paolo all’Orto, verso sera.

 

All we say to America is, “Be true to what you said on paper.” If I lived in China or even Russia, or any totalitarian country, maybe I could understand some of these illegal injunctions. Maybe I could understand the denial of certain basic First Amendment privileges, because they hadn’t committed themselves to that over there. But somewhere I read of the freedom of assembly. Somewhere I read of the freedom of speech. Somewhere I read of the freedom of press. Somewhere I read that the greatness of America is the right to protest for right. And so just as I say, we aren’t going to let dogs or water hoses turn us around, we aren’t going to let any injunction turn us around. We are going on. […]

Well, I don’t know what will happen now. We’ve got some difficult days ahead. But it really doesn’t matter with me now, because I’ve been to the mountaintop. And I don’t mind. Like anybody, I would like to live a long life. Longevity has its place. But I’m not concerned about that now. I just want to do God’s will. And He’s allowed me to go up to the mountain. And I’ve looked over. And I’ve seen the Promised Land. I may not get there with you. But I want you to know tonight, that we, as a people, will get to the promised land! And I’m happy, tonight. I’m not worried about anything. I’m not fearing any man. Mine eyes have seen the glory of the coming of the Lord.

Categories: Cultura politica, Diritti civili

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