Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Il Black History Month di Donald Trump

gettyimages-633294202.jpgFebbraio è Black History Month e quindi l’altro giorno, per rimarcare l’occasione, il presidente Trump, come tutti i presidenti prima di lui, ha tenuto un piccolo evento pubblico alla Casa bianca (vedi qui la trascrizione delle sue parole), circondato da alcuni collaboratori afro-americani.

E’ entrato subito nel vivo dell’argomento: “Le elezioni, sono riuscite piuttosto bene. La prossima volta triplicheremo i numeri o li quadruplicheremo, giusto? Vogliamo arrivare a sopra il 51, giusto? Almeno 51”.

Ora, Black History Month è il mese in cui il paese ricorda e onora la storia e la cultura degli afro-americani e in cui la comunità afro-americana celebra se stessa. La manifestazione ha ormai una storia quasi secolare. E’ stata creata negli anni venti del Novecento come Negro History Week da uno dei primi storici neri del paese, Carter Woodson, che già aveva fondato il Journal of Negro History oggi diventato The Journal of African American History. Nel 1976, per il bicentenario dell’indipendenza, è stata riconosciuta dal governo federale ed estesa nella sua durata, da una settimana a un mese, appunto. Dopo di allora è stata adottata anche nel Regno Unito e in Canada.

Black History Month è dunque il mese degli afro-americani, nelle aule scolastiche, nei dibattiti pubblici, nei teatri e nei club, nelle strade. Ma per Trump è difficile rinunciare a parlare di se stesso – e delle sue ossessioni per i numeri dei voti presi (che chiaramente continuano a non soddisfarlo del tutto) e per i mass media (con cui continua ad avere conti in sospeso). E così è andato avanti per tutta la chiacchierata, con un intreccio imbarazzante di divagazioni e battute talvolta ai limiti del ridicolo, con i soliti trumpismi, con il solito grado zero del linguaggio.

“The tremendous history of African-Americans”

Non è che non abbia parlato del tema del giorno, per fare l’ha fatto. Com’è la storia dei neri nel paese e in verità nel mondo, una storia di sacrifici inimmaginabili, di duro lavoro e di fede nell’America? “Tremendous”. E com’è la vita di Martin Luther King? “Incredible” e “unique”. Il nuovo museo di storia e cultura afro-americana appena inaugurato sul National Mall? Motivo di orgoglio. Che dire di Harriet Tubman, Rosa Parks, e di milioni di altri americani neri che hanno fatto l’America di oggi? Che hanno avuto un “big impact”.

E Frederick Douglass? “L’esempio di qualcuno che ha fatto un lavoro sorprendente e che, mi sembra di vedere, è per questo sempre più riconosciuto”. (L’ex-schiavo diventato il più celebre e rispettato abolizionista nero dell’Ottocento, qui trattato come se fosse il fondatore di una startup di successo o qualcosa del genere.)

“An example of somebody who’s done an amazing job and is being recognized more and more, I notice”

Trump ha assicurato: “Sono orgoglioso di onorare questo heritage e l’onorerò sempre di più”. E tuttavia sembra proprio che altre cose lo appassionino (o ossessionino) di più. Fra l’una e l’altra di queste considerazioni, è infatti ripetutamente scivolato in lunghe tirate contro la stampa mainstream per le falsità che avrebbe messo in giro sul suo conto, e contro la CNN (“Non mi piace guardare fake news. … Ma Fox mi ha trattato molto bene. Fox, dovunque sia, grazie”). E alla fine, nella stessa vena, è ritornato ancora sui numeri, concludendo alla grande.

“Abbiamo bisogno di scuole migliori e ne abbiamo bisogno alla svelta. Abbiamo bisogno di più posti di lavoro, di salari migliori – di salari un sacco migliori. Lavoreremo duramente sulle inner cities. […] Sono pronto a fare la mia parte, e vi dico questo: lavoreremo insieme. Questo è un ottimo gruppo, questo è un gruppo che è stato speciale per me. Voi mi avete davvero aiutato un sacco. Se vi ricordate, non è che andassi tanto bene con la comunità afro-americana, ma dopo che mi hanno sentito parlare e parlare della inner city e di un sacco di altre cose, alla fine siamo riusciti –non entro in dettagli, ma alla fine siamo riusciti a ottenere molto di più di altri candidati che si sono presentati negli anni passati”.

Non entrare nei dettagli aiuta e stuzzica. Chi avrà preso meno voti neri di lui?

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Categories: Cultura politica

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