Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Appunti. A un secolo dal 1917 – i 365 giorni che sconvolsero il mondo

schermata-2017-01-29-alle-19-21-26In un articolo di divulgazione che potete leggere qui, lo storico Adam Tooze ripercorre gli eventi decisivi del 1917, l’anno fatale di cui in un modo o nell’altro parleremo molto in questi mesi. Il titolo è attraente e azzeccato, 1917 – 365 Days That Shook the World, evoca il fatto che non solo di rivoluzioni russe, soprattutto di quella sovietica bolscevica, si deve parlare in occasione del centenario, ma anche di molte altre novità aurorali, che aprirono davvero le porte a un nuovo mondo: l’arrivo sulla scena degli Stati Uniti e del wilsonismo, le trasformazioni della politica europea, l’affermarsi dei nazionalismi cinese e indiano.

Un pezzo del ragionamento di Tooze mi sembra importante anche per il nostro presente, e cerco di riassumerlo qui.

Nelle fasi più intense della competizione nata nel 1917 con Wilson e Lenin, sovietici e americani dicevano di voler cambiare il mondo a propria immagine e somiglianza. Entrambi accompagnavano la flessione dei muscoli, le manifestazioni di forza economica e militare, con il racconto delle loro missioni politiche e morali, la promozione della democrazia liberale da una parte, del socialismo o del comunismo dall’altra. Ovviamente la pretesa sovietica si è dissolta nel 1991 a conclusione del suo breve secolo. E’ possibile, dice Tooze, che anche la pretesa americana si stia esaurendo a conclusione di un secolo appena un po’ più lungo, giusto in tempo per celebrare in modo preciso il centenario.

Dice Tooze: «Dal punto di vista di una prospettiva atlantica, il 2017 segna qualcosa di più di un anniversario – è la fine del secolo americano. Non che la forza militare, le capacità tecnologiche o le risorse finanziarie dell’America si siano esaurite. Ma è finita la sua autorità, la capacità di parlare per il mondo, l’autorità rivendicata per la prima volta da Wilson nel gennaio 1917. Il presidente Obama ha avuto la buona grazia di non rivendicarla più a piena voce. Trump è inadatto persino a tentare di ricoprire quel ruolo. In termini politici il secolo americano sta finendo non come è cominciato, cioè con un bang modernista, bensì in un atavismo imbarazzante. … La presidenza Trump seppellisce definitivamente ogni pretesa di leadership politica».

Magari è troppo presto per simili sentenze, chissà. Provo comunque ad aggiungere questo.

L’Unione Sovietica e l’«America», i cui nomi evocavano promesse di cambiamento, sono diventate la Federazione Russa e gli Stati Uniti, due stati, due potenze come tante, con politiche estere fatte di realpolitick e interesse nazionale – senza l’energia (o la foglia di fico) di ideali universali. Per gli Stati Uniti l’epitaffio potrebbe essere un passaggio del discorso inaugurale di Trump, due frasi secche come tweets: «Promuoveremo amicizia e benevolenza con le nazioni del mondo – ma lo facciamo con la convinzione che è diritto di tutte le nazioni mettere al primo posto i loro interessi. Non vogliamo imporre la nostra way of life a nessuno, ma piuttosto fare in modo che brilli come un esempio per chi voglia seguirlo». (E questa seconda frase è pigra e annoiata come un tweet notturno.)

A parecchi osservatori questo scenario fa venire in mente, con brividi di preoccupazione, il mondo dei conflitti di potenza pre-1917, anzi pre-1914. Il ritorno a un mondo pericoloso di potenze vecchie e nuove, che scendono e che salgono, che si sgomitano e fanno attrito e scintille… In effetti, anche Tooze ha qualcosa da aggiungere in proposito, anche se lo fa un po’ sottotraccia. Il 1917 è stato anche l’anno dei nazionalismi asiatici, ricordate? In quell’anno anche la Cina entrò nella Grande guerra contro la Germania. Ecco, la storia di ri-emersione cinese che è cominciata allora – quella storia «è tutt’altro che finita».

Categories: Americanismo, Politica estera

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1 reply

  1. No more racists like Justin Trudeau! Stop the tyranny! Like us

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