Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Ebbing, Missouri: cartoline da una finta America profonda (attenzione, spoilers)

billboards

Com’è che immaginate la vostra tipica small town nel cuore dell’America? Quella di cui sapete tutto perché l’avete vista e letta e abitata in tanti film e romanzi sul lato oscuro, ahimé, del sogno americano (la provincia americana, l’America profonda, insomma quei posti dove votano Trump – questa è la frase du jour)? Quella di cui non sapete niente perché l’avete sorvolata a 30.000 piedi da costa a costa, immersi nelle letture del New York Times, del New Yorker, di qualunque cosa abbia New York nel titolo (anche in California o a Seattle)?

Eccola qua, sotto i vostri occhi, in “Three Billboards Outside Ebbing, Missouri”.

Ebbing è una cittadina perbene in cui se ne fanno di cotte e di crude, e nessuno paga pegno per niente. Come in certi action movies di fantasia dove ci si insegue a rotta di collo per le strade, ci si spara e uccide a tutto spiano, e sembra che la legge proprio non esista? Più o meno così. Un poliziotto fuori di testa picchia a sangue un pubblicitario un po’ troppo fighetto (“Do you know what they do to faggots down in Cuba?”), con il nome auto-incriminante di Red (rosso: “Like you was some kind of a goddam Communist or something, and proud of it”), lo scaraventa dalla finestra del secondo piano in strada sotto gli occhi di tutti? D’accordo, alla fine viene licenziato, ma insomma, nient’altro? Non arrestato? Neanche denunciato?

Mi direte, ma è l’impunità della polizia nello stato di polizia che notoriamente sono gli Stati Uniti. Ma no, è l’impunità di tutti. Una signora inviperita contro quasi tutti, lasciamo stare che mena di brutto alcuni ragazzini e trapana un dentista (che se lo meritano), ma insomma, brucia la stazione di polizia e per poco brucia vivo un poliziotto? Avete letto bene: manda in cenere l’intero Police Department della città, e lo fa con alcuni lanci di bottiglie Molotov di una precisione che neanche un quarterback o un black bloc di professione? Basta davvero che più o meno neghi di essere stata lei per essere lasciata in pace? L’hanno pure colta nelle vicinanze.

Ti credo che poi questi detectives, si fa per dire, non trovano chi ha violentato e ucciso vostra figlia.

A Ebbing quel poliziotto fuori di testa è noto come un “torturatore di negri” (è nel “‘persons of color’-torturing business”, nella sua versione politicamente corretta). Ma di neri, in questa cittadina del Missouri, che un po’ Sud lo è, non ne vedete tanti, due o tre individui forse, mai una comunità. In compenso quei due o tre afro-americani, insieme al pubblicitario troppo fighetto e al Tyrion Lannister di Game of Thrones, stanno più o meno dalla parte della signora giustamente inviperita. Qui ci trovate un messaggio politico, dite la verità, un which side are you on. Già, e anche il nuovo capo della polizia, quello buono, è un nero. Mmmmm, dà da pensare.

Già, il nuovo capo della polizia che si presenta la mattina dopo la morte di quello vecchio, e che è nero, senza che l’ufficio sia stato avvertito, si presenta e dice, mi hanno mandato a sostituirlo (“I’ve been sent down to uh, take over from Chief Willoughby”). Donde viene? Chi lo ha mandato? L’Ebbing Police Department dipende da una autorità superiore? Come in un vecchio film di Sidney Poitier, ecco il token Negro venuto da fuori a integrare la polizia indigena. Se avete avuto l’impressione che la small town sia un comunità un po’ isolata, chiusa in se stessa (l’America provinciale, no?), ecco questo almeno vi smentisce: c’è un mondo esterno che interferisce, forse un mondo migliore della bigotteria locale.

Un mondo migliore? Be’, dipende. L’altra evidente interferenza, un altro dei game changers nel fluire della vita comunitaria, viene da fuori eccome. Ma viene da un mondo di merda. E’ il sexual predator, che dal lontano Idaho passa ripetutamente e illogicamente in città, che fa di tutto per farsi notare, e che è un militare (“crop-haired guy”). Ora, magari lui non sarà proprio quel violentatore assassino che state cercando, ma è quasi certo che sia un violentatore assassino. E attenzione, perché qui le allusioni si fanno sottili. Forse ha fatto cose oltremare, in un paese di cui le autorità non vogliono dire il nome ma – “sabbioso” (“I’ll give you a clue. It was sandy”). In qualche sporca impresa imperialista? Non sarà per caso…? Eh.

Quando ho visto il film, mi è piaciuto, mi ha preso, il tempo è passato in un lampo. Ripensandoci, ha cominciato a irritarmi. (Mi riprometto di guardarlo di nuovo in versione originale: le citazioni in inglese che riporto qui sono tratte dalla sceneggiatura online). Ho trovato qualche consolazione nell’articolo di uno dei critici più critici del New York Times che ha scritto: il film sembra un set di cartoline da parte di un turista marziano, attirato in America dai titoli dei giornali, non più che dai titoli. E soprattutto: “Ebbing è un posto reale tanto quanto Narnia”.

(Ma forse al cinema è sempre così, che diamine.)

Categories: Americanismo, cinema

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