Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

L’offensiva del Tet in Vietnam, giusto 50 anni fa? Ho Chi Minh e il generale Giap non c’entravano niente

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Le Duan, left, with Ho Chi Minh at a rally in Hanoi in 1966.

E così, con l’offensiva del Tet, con la grande campagna militare del Vietnam del Nord e dei Vietcong contro sudvietnamiti e americani iniziata il 30 gennaio 1968, fallita militarmente ma di spettacolare successo politico internazionale, il presidente Ho Chi Minh e il comandante in capo della People’s Army, Vo Nguyen Giap, non c’entrano niente. Anzi, erano scettici o contrari. Anzi, furono messi in un angolo e puniti, vittime del loro stesso sistema. O così almeno mi capita di leggere in questi giorni. Da queste letture sembrano uscire un po’ ridimensionati due eroi leggendari (lo Zio Ho e il generale Giap appunto) e uno slogan popolarissimo (“Giap–Giap–Ho Chi Minh”) delle piazze “antiimperialiste” di mezzo secolo fa. Ma magari gli specialisti ne sanno di più.

La giornalista Frances FitzGerald, lei stessa storica della guerra americana in Vietnam, scrive a proposito di The Vietnam War, il lungo documentario televisivo di Ken Burns e Lynn Novick andato in onda lo scorso settembre (sul canale pubblico PBS, più di 17 ore per dieci puntate, tanto per dire la lunghezza):

Non si dice molto – o forse non si sa molto – dei rapporti fra il Vietnam del Nord e il Fronte di liberazione nazionale. Comunque, gli autori ci dicono una cosa importante che i giornalisti allora non sapevano. Il leader nordvietnamita Le Duan e i suoi alleati furono interamente responsabili della decisione di lanciare l’offensiva del Tet, e chi non era d’accordo con lui fu ridotto al silenzio. Il generale Giap, lo stratega comunista della guerra contro i francesi, fu mandato in Ungheria a curarsi una presunta malattia; per la stessa ragione Ho Chi Minh fu mandato in Cina, mentre altri furono messi in galera. Ufficialmente a Hanoi il Tet fu celebrato come una grande vittoria, ma privatamente Giap e molti altri ufficiali che comandarono le truppe sul terreno lo considerarono una sconfitta e una costosa lezione: nel Sud non ci fu l’insurrezione generale e degli 84.000 soldati impegnati nell’impresa circa la metà furono uccisi, feriti o catturati. Il Fronte di liberazione nazionale perse il controllo di molte province; parecchi alti ufficiali nordvietnamiti furono costretti alla resa; e nessuna unità militare tornò intatta.

Secondo la storica Lien-Hang Nguyen, associate professor a Columbia University (vietnamita di nascita, portata negli Stati Uniti dai genitori rifugiati nel 1975), non erano solo i giornalisti a non sapere. Anche il governo americano era confuso su chi comandasse davvero nel Vietnam del Nord. L’impressione era che ci fosse una leadership collettiva sotto la guida autorevole e paterna del presidente Ho Chi Minh. Ma le cose non stavano affatto così. Il vero capo, la mano di ferro che guidò il paese dalla fine degli anni Cinquanta fino alla morte nel 1986, era il segretario generale del partito comunista, Le Duan, un veterano delle galere francesi e della lotta anticoloniale di origini meridionali, nato in una provincia di quello che era diventato il Vietnam del Sud.

A differenza di Ho Chi Minh e del generale Giap, che credevano in una combinazione di pressioni militari e manovre politico-diplomatiche per raggiungere l’obiettivo dell’unificazione del paese, Le Duan era tutto per la guerra, e si diede da fare per preparare una grande offensiva contro il governo del Sud, un’invasione nordista accompagnata da una insurrezione generale locale. Il progetto si precisò dopo gli assassinii di Ngo Dinh Diem e di John F. Kennedy nel 1963, rallentò con l’arrivo delle truppe americane nel 1965, ma non si fermò. Semmai scatenò una lotta per il potere a Hanoi che infuriò per tutto il 1967.

E’ ancora Lien-Hang Nguyen a raccontare la fine della storia (un suo libro di prossima pubblicazione dovrebbe chiarire tutta la faccenda, Tet 1968: The Battles That Changed the Vietnam War and the Global Cold War, Random House, 2018). Dalla lotta intestina del 1967 Le Duan, con il suo braccio destro Le Duc Tho (l’uomo che più tardi trattò il cessate il fuoco a Parigi con Henry Kissinger, e insieme a Kissinger ebbe il premio Nobel per la pace, ma lo rifiutò), uscì vincitore. Represse chiunque fosse in dissenso sulla sua linea, arrestò centinaia di funzionari e attivisti di partito, intellettuali, artisti, musicisti, accusati di revisionismo antipartito, neutralizzò chi non poté arrestare, e infine diede il via all’operazione – l’offensiva del Tet, appunto.

Il presidente Ho Chi Minh e il ministro della difesa Giap si opposero all’ambiziosa offensiva di Le Duan, dicendo che le forze comuniste non avevano la forza necessaria per provocare una insurrezione generale in tutto il paese. Pagarono caro il loro dissenso. Mentre Ho e Giap furono esiliati rispettivamente a Pechino e in Ungheria, le forze di sicurezza arrestarono i loro assistenti personali e i loro vice con il pretesto di dare una spallata al dissenso contro la guerra. Furono arrestati in tutto 30 ufficiali e alti funzionari di partito che si erano schierati con Ho e Giap, fra questi alcuni che erano direttamente coinvolti nella pianificazione dell’offensiva del Tet. Quando il colonnello Le Trong Nghia, che era coinvolto in questa pianificazione ma era fedele a Giap, fu incarcerato all’inizio del 1968, si preoccupò dell’impatto che la sua assenza avrebbe avuto sul successo dell’imminente attacco. I suoi carcerieri erano invece consumati da un’altra questione: trovare il link fra Ho, Giap e gli altri “elementi sovversivi” del complotto revisionista antipartito che minacciava la guerra di Le Duan.

 

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