Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Che cosa succede se Hillary si ritira dalla corsa

afp_g232v-0007-kwrb-u43220810761448lpf-1224x916corriere-web-sezioni-593x443Nuova versione aggiornata, più complicata e più lunga

Ammettiamo per assurdo che la candidata presidenziale del partito democratico sia costretta a ritirarsi dalla competizione in corso d’opera, ora, dopo la nomination e prima di Election Day. Che cosa succederebbe? Un bel pasticcio, in termini politici. E anche, per molti versi, in termini tecnici – più di quanto sembri a prima vista (più di quanto sia sembrato anche a me, ieri).

Dal punto di vista strettamente di partito, la procedura d’emergenza è semplice e lineare: lo statuto prevede che la parola passi al Democratic National Committee (DNC), che è l’organo di governo permanente del partito stesso – e che ha l’autorità di nominare un sostituto. Il DNC è formato da poco più di 400 membri, in parte eletti dagli iscritti e in parte ex officio in quanto presidenti e vice-presidenti dei partiti statali. Dopo le recenti dimissioni di Debbie Wasserman Schultz, la Chairperson ad interim è Donna Brazile.

Secondo l’Articolo 2 dello statuto (Bylaws, vedi qui, comunque i testi rilevanti sono qui sotto, in calce al post), nel caso che si apra una vacanza nel ticket nazionale del partito, la Chairperson convoca una riunione straordinaria del comitato che sceglie un nuovo candidato. La riunione è valida se è presente di persona la maggioranza dei membri. Le decisioni sono prese a maggioranza dei presenti.

Facile, no? Ma è a questo punto che si aprono altri problemi non risolvibili dentro il partito. Il nome del candidato deve comparire sulle schede elettorali, com’è ovvio. Negli Stati Uniti non esiste una scheda elettorale nazionale, ma ogni Stato prepara la sua, secondo procedure di certificazione e soprattutto tempi diversi Stato per Stato. (E’ il bello del federalismo, signora mia.) Che cosa succede se si decide di sostituire un nome una volta che quello vecchio sia già stato certificato e messo in lista in un certo numero di Stati?

A settembre molti conti sono già chiusi, le scandenze in parecchi Stati sono passate. Dalla fine di agosto, lo sono in una ventina di Stati. Per dire: in Ohio la deadline era il 10 agosto, in Virginia il 26 agosto, in Texas il 30 agosto, in Florida il 1 settembre. Dalla fine di settembre il numero sale a una quarantina. In questi casi, per sostituire il nome, il partito deve andar per tribunali – ebbene sì, Stato per Stato. In genere i tribunali hanno un atteggiamento benevolo, accettano la richiesta, ordinano allo Stato di riaprire le procedure e cambiare i nomi. Ma è comunque un bello spreco di energie, soldi, tempo.

A ottobre, man mano che si avanti nel mese, le cose si fanno vieppiù complicate: tutte le scandenze sono scadute, le schede sono già fisicamente stampate, in parecchi Stati si è già cominciato a votare con il voto anticipato o early voting (ne dico qualcosa qui). I tribunali puntano i piedi, la sostituzione è praticamente impossibile. E allora il problema diventa un altro: se un candidato ha rinunciato (o è venuto a mancare in altri e più definitivi modi) ma il suo nome continua a essere sulla scheda, a chi vanno i voti che prende?

Ma di questo parlerò un’altra volta, se sarà il caso. Voglio piuttosto concludere con la questione del giorno delle elezioni. Da qualche parte si è ipotizzato: potrebbe essere posticipato per dar modo al nuovo candidato di fare la sua campagna. Mi sembra improbabile, credo impossibile. La data delle elezioni federali, negli Stati Uniti, non è nella disponibilità di alcun organo di governo, è quella e basta. Non è scritta nella roccia della Costituzione, d’accordo – ma in una legge ordinaria del 1845, questo sì. E da allora non è mai stata violata, cascasse il mondo, nonostante guerre civili e guerre mondiali.

(La data delle elezioni, dice la legge del 1845, è il primo martedì di novembre successivo al primo lunedì di novembre – quindi non può essere il 1 novembre, ma un giorno fra il 2 e l’8 novembre. Il perché di questa clausola bizzarra è tecnicissimo e non lo spiego qui. La scelta del giorno della settimana, martedì, è più facile da spiegare: la domenica no, perché è il giorno del Signore; il mercoledì no, perché è giorno tradizionale di mercato; il martedì va bene perché anche chi abita lontano dai centri abitati può arrivarci viaggiando il lunedì. Siamo ancora, come ben si capisce, in una società rurale di inizio Ottocento…)

Questi sono i testi rilevanti dello statuto del partito democratico (grassetto mio):

Article 2, Section 7(c)

Special meetings of the National Committee may be held upon the call of the Chairperson with the approval of the Executive Committee with reasonable notice to the members, and no action may be taken at such a special meeting unless such proposed action was included in the notice of the special meeting. The foregoing notwithstanding, a special meeting to fill a vacancy on the National ticket shall be held on the call of the Chairperson, who shall set the date for such meeting in accordance with the procedural rules provided for in Article Two, Section 8(d) of these Bylaws.

Article 2, Section 8(b)

A majority of the full membership of the Democratic National Committee present in person or by proxy shall constitute a quorum, provided that no less than forty percent (40%) of the full membership be present in person for the purpose of establishing a quorum; provided, however, that for purposes of voting to fill a vacancy on the National ticket, a quorum shall be a majority of the full membership present in person.

Article 2, Section 8(d)

Except as otherwise provided in the Charter or in these Bylaws, all questions before the Democratic National Committee shall be determined by majority vote of those members present and voting in person or by proxy. […]

Categories: campagna elettorale

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