Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

American Democrats: prendersi i repubblicani scontenti o costruire una nuova maggioranza progressista?

GettyImages-83526748Pubblicato su Mente politica del 24 agosto 2016

Ci sono due modi per immaginare una strategia elettorale che dia qualche soddisfazione al tuo partito. Il primo presuppone che l’universo in cui giocare sia quello degli elettori abituali, un dato più o meno immutabile. Chi vota vota, chi non vota affari suoi. In questo caso il gioco è a somma zero. Per vincere devi strappare elettori al partito avverso, metterne in cattiva luce il candidato, attaccarlo personalmente, persuaderli che il tuo è migliore, convincerli a cambiare cavallo. Se hai successo quello che ottieni è il tira e molla dello status quo: una volta vinci tu, la prossima vincono loro, un po’ per uno e così sia.

Il secondo modo ipotizza che l’universo elettorale sia più ampio ed elastico, che includa potenzialmente tutti gli aventi diritto, anche chi di solito non vota. In questo caso puoi decidere di uscire dal recinto per portarvi dentro forze nuove, per mobilitare persone e gruppi sociali che finora sono rimasti ai margini ma che pensi siano a te favorevoli per ragioni economiche, etniche, religiose, di genere. Se hai successo, nelle giuste condizioni, realizzi una svolta storica che dura una generazione. Porti dentro la classe operaia e fai il partito democratico del New Deal. Porti dentro i movimenti popolari di destra e fai il partito repubblicano di Reagan.

Il partito democratico di Hillary Clinton (che è anche quello di Bernie Sanders, di cui già ci si comincia a dimenticare) potrebbe essere a un bivio fra i due modi, fra le due strategie, a livello locale e a livello nazionale e quindi presidenziale. E non è indifferente per il suo futuro quale strategia, o mix di strategie, abbia adottato o stia decidendo di adottare in queste settimane.

L’estremismo e la cialtroneria di Donald Trump, la sua impopolarità in settori del ceto politico e dell’elettorato del suo stesso partito, sono tentazioni forti per la leadership democratica. Sembrano invitare alla prima strategia, la più immediata e facile (o almeno apparentemente tale). Inchiodi Trump alla sua trumpaggine, raccogli un po’ di voti repubblicani scontenti nei collegi in bilico e nei swing States, ed è fatta: metti insieme abbastanza grandi elettori nell’Electoral College e prendi la Casa bianca, forse guadagni anche qualcosa in Congresso. Le elezioni da vincere sono ora. Fra quattro anni come fosse un’eternità, si vedrà.

Ma c’è chi dice: è ora il momento di scommettere sulla seconda strategia, su una possibile svolta storica. Perché è ora che, con i cambiamenti demografici degli ultimi decenni, con l’enorme aumento della popolazione di colore, già esiste una nuova maggioranza progressista nella società. Si tratta di portarla in politica, di attivarla, di farne la base democratica del futuro. E’ un po’ che se ne discute, ora anche in chiave operativa dentro il partito grazie al libro di Steve Phillips, Brown is the New White.* Phillips è un militante e dirigente influente, ha scritto un manifesto. Ha anche fatto i conti: metti insieme i progressisti di colore, brown appunto (il 23% dei possibili elettori) con i progressisti bianchi (28%) e arrivi giusto al 51%. Buona fortuna.

Naturalmente la demografia non è destino. Per usarla a tuo vantaggio ci vogliono iniziativa politica e scelte organizzative adeguate. Mobilitare i non-voters non è semplice. Un tentativo del genere è in atto in Georgia, uno stato meridionale da decenni solido repubblicano, ma che potrebbe cambiare pelle visto che si avvia ad avere una maggioranza non-bianca. Con i non-bianchi, tuttavia, che come al solito votano poco. Ecco allora cosa fare, seguendo le ricette di Phillips: invece di spendere soldi in spot televisivi per spostare le preferenze di chi già vota, spendili in attivisti che vadano porta-a-porta a registrare e convincere nuovi elettori che mai hanno votato finora. E fallo a tempo pieno.

La Georgia potrebbe diventare competitiva per Hillary.

Il progetto generale si chiama “enlarging the map”, allargare la mappa degli stati blu (e certo cerca anche di approfittare delle difficoltà repubblicane). Punta a mobilitazioni permanenti, non solo episodiche elettorali: l’obiettivo è un “year-round party”, un partito per tutto l’anno. Lo spiega in Georgia la leader statale Stacey Abrams, afro-americana come Phillips, che da buona figlia di pastori battisti usa metafore religiose. Dice: devi smettere di cercare di convincere i cattolici a diventare battisti; devi piuttosto iniziare a portare in chiesa tutti i potenziali battisti là fuori. E attenzione comunque: devi portarli in chiesa tutte le domeniche, non solo a Natale.

* Steve Phillips, Brown is the New White: How the Demographic Revolution Has Created a New American Majority, Free Press, 2016.

Categories: campagna elettorale, Elezioni

Tags: , , , , ,

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s