Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Il perfetto First Gentleman

MPW-72062Ora, proprio perfetto no. Bill Clinton ha intrattenuto la platea un po’ troppo a lungo (come gli capita sempre), con qualche sospetto di sentimentalismo senile (come gli capita da qualche tempo). Ma ha fatto la sua parte, l’altro giorno alla Democratic National Convention a Filadelfia. Nel ruolo inaudito di marito della prima donna possibile President of the United States, di potenziale primo First Gentleman, ci ha provato e ha detto le cose giuste.

Che cosa racconta tipicamente la moglie adorante del candidato maschio, presentandolo ai delegati del partito e al largo pubblico televisivo? Racconta e svela quanto sia umano nella vita privata, sotto la ruvida scorza pubblica del politico di successo che tutti conoscono; quanto sia generoso e gentile, buon marito e ottimo padre e family man in generale – come in una specie di obituary, diciamo la verità, parlandone da vivo.

E che cosa si sa delle donne che sono absolute beginners, che per prime sono arrivate a occupare una carica elettiva, sindaco, governatore, deputato, senatore, rompendo uno dei tanti steccati della fortezza maschile che è stata la politica elettorale in questo man’s man’s world? Si sa che spesso ci sono arrivate in via derivata, famigliare, da mogli, ereditando il posto dai loro uomini deceduti o caduti in disgrazia.

Queste sono le narrazioni convenzionali.

Bene, Bill Clinton le ha rovesciate entrambe, rovesciandone i paradigmi di genere.

Di Hillary, Bill ha certo ricordato quale gran madre di famiglia sia stata, ma lo ha fatto en passant. L’attenzione è stata tutta rivolta altrove, e cioè alle sue virtù pubbliche che non sempre le verrebbero riconosciute: alla sua passione civile e politica, alle sue capacità di risolvere problemi e di guidare cambiamenti, alle sue eccellenze intellettuali. “E’ insaziabilmente curiosa”, ha detto, “è una leader naturale, una ottima organizzatrice, e la miglior accidenti di change-maker che abbia incontrato in tutta la mia vita”.

Di Hillary, Bill ha certo ricordato come sia stata al suo fianco, quindi in posizione derivata e privilegiata, in Arkansas e alla Casa bianca. Ma il filo conduttore del discorso è stato altro: la sua indipendenza di donna libera e empowered, che costruisce la sua ambizione sulla sua storia, non sul fatto di essere moglie di. Questi caratteri sono originari, ha suggerito Bill, evidenti fin dal loro primo incontro, anzi strumenti di seduzione a prima vista: “aveva una testa di capelli biondi, grossi occhiali, niente trucco, ed emanava un senso di forza e padronanza di sé che trovai magnetico”.

Che Bill Clinton abbia tralasciato le parti controverse delle vita pubblica e privata di Hillary, e della loro vita di coppia – è ovvio, fa parte del canone, anche di questo canone inverso che è una novità. Che cosa doveva fare, parlare di Monica? L’operazione retorica è stata un’altra: inchinarsi pubblicamente all’autorità femminile della moglie, riconoscerla e celebrarla nell’ambito di un companionate marriage di eguali – e di una Convention in cui le donne sono state protagoniste, di un partito in cui le donne hanno molte posizioni di potere (va da sé, come racconta la cronaca e come è inevitabile che sia, nel bene e nel male).

(La storica Nancy Cohen, forse con troppo entusiasmo, ha commentato, qui, che con Filadelfia “il partito democratico è ufficialmente un partito femminista”.)

Categories: campagna elettorale

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