Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

I superdelegati Democratici, roba poco democratica?

maxresdefaultIl columnist del New York Times Charles Blow se la prende con alcuni aspetti delle primarie del partito Democratico che, a suo parere, sono poco democratici. E non è l’unico a farlo, in particolare per ciò che riguarda la faccenda dei “superdelegati” alla convenzione nazionale – che sono “super” perché sono designati ex officio e non eletti nelle primarie o nei caucuses come i delegati “normali”. Sono inoltre liberi di votare per chi gli pare, sono unpledged cioè non impegnati.

Con l’afflato ultrademocratico che sembra essere diventato il luogo comune di tanto linguaggio pubblico, Blow li designa come l’establishment del partito, laddove establishment è, con tutta evidenza, una parolaccia. Sa di burocrazie inamovibili, di potere esercitato dall’alto, irresponsabile e praticamente illegittimo. Sa delle famose smoke-filled rooms di una volta, dei party bosses, uomini di panza e di sigaro come nei cartoon di Thomas Nast.

In questo caso, tuttavia, l’establishment è in effetti la leadership stabile e portante del partito. E’ fatta delle persone e degli uffici che tengono in piedi il partito anche quando non ci sono le elezioni, che fanno la sua politica legislativa, che gestiscono il framework organizzativo all’interno del quale sono possibili le primarie, i congressi su su fino alla convenzione nazionale, e infine la partecipazione alle elezioni generali. Ed è tutt’altro che irresponsabile e self-appointed.

I superdelegati sono composti dai più di 400 membri del comitato centrale del partito (il Democratic National Committee o DNC), che includono i dirigenti dei 50 partiti statali. Ci sono poi i gruppi parlamentari al Congresso federale, cioè i senatori e i deputati, e i governatori. E infine sì, una ventina di notabili (tipo gli ex presidenti e vice-presidenti degli Stati Uniti ancora vivi). A parte questi pochissimi ultimi, sono quindi tutti eletti: i membri del DNC dagli iscritti al partito, i legislatori e governatori dall’elettorato generale.

Alla convenzione di quest’anno i superdelegati sono 718, circa il 15% del totale dei delegati, quindi circa il 30% di quella metà del totale più uno che serve per ottenere la nomination. Sono dunque importanti, possono addirittura essere decisivi, ed è per questo che se ne parla. Ed è per questo che esistono. Furono infatti creati all’inizio degli anni 1980s per rimediare ai primi problemi creati dalla rapida diffusione delle primarie negli anni 1970s che, appunto, avevano esautorato la party leadership nel processo di selezione dei candidati

Si voleva evitare ciò che era successo con George McGovern e Jimmy Carter, insurgents che avevano le simpatie dei militanti e degli elettori mobilitati delle primarie, ma non dell’elettorato generale. E che avevano portato al disastro. Le nuove regole dovevano aiutare a “scegliere un nominee che sappia vincere le elezioni e che, una volta vinto, sappia governare con efficacia”. I superdelegati dovevano bilanciare gli entusiasmi ideologici della base con gli interessi ragionati e di lungo periodo del partito.

Certo, gli interessi del partito – così come sono intesi dalla leadership professionale del partito. E qui si apre la controversia su quali possano davvero essere, questi interessi, da ora a novembre, da ora a quattro o otto o venti anni, e se siano meglio affidati alle mani e alle strategie di Hillary Clinton o di Bernie Sanders. Ma questa è una controversia da esplorare in un altro momento.

Non deve tuttavia stupire che i superdelegati siano (continuino a essere) favorevoli di default a Hillary, donna di partito da sempre. E non stupisce che a lamentarne la non democraticità siano, oltre a Blow, i seguaci di Bernie, che potrebbe esserne punito. D’altra parte Sanders è un estraneo al partito, ha più volte detto di volerlo usare solo come un veicolo per la sua battaglia; e i suoi seguaci più duri il partito lo disprezzano, non lo votano se non è Bernie il candidato. Bernie è quel tipo di insurgent contro cui i superdelegati sono stati inventati.

Categories: campagna elettorale, partiti

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