Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

L’anno dei party hijackers – i dirottatori di partiti

bernie-sanders-donald-trumpE così, in questo anno elettorale presidenziale, i due major parties si sono mostrati aperti anzi apertissimi ai raid di aggressivi dirottatori esterni. Donald Trump e Bernie Sanders hanno seminato il panico nei due establishment, il primo, sembra di capire almeno per il momento, con maggior successo del secondo. Trump ha effettivamente hijacked il partito repubblicano, mettendo una seria opzione sulla nomination. Sanders ci ha provato con i democratici, incontrando una maggiore resistenza.

La diversa resistenza dei due partiti alle due incursioni è dovuta a vari fattori. Per esempio ai tipi di elettorato a cui gli incursori hanno fatto appello. The Donald è partito dalla sua base naturale di working class bianca arrabbiata per raccogliere consensi un po’ in tutte le direzioni; Bernie ha invece trovato un ostacolo poco penetrabile nel blocco più partisan delle minoranze razziali, soprattutto afro-americane. Anche il tipo di leadership con cui i due si sono scontrati è importante. La leadership repubblicana si è divisa in una rissa dai molti protagonisti, e non ha retto l’urto; quella democratica si è raccolta intorno a un unico portabandiera, Hillary Clinton, e pare che la stia spuntando.

Vale dunque la pena di scalare dall’interno i major parties, se ambisci a prendere la strada maestra per la presidenza? Ovviamente sì, per mille ragioni sistemiche. Un paio di queste ragioni sono state indicate proprio da Sanders qualche giorno fa, durante un dibattito televisivo. Alla domanda sul perché abbia scelto le primarie democratiche dopo una vita da indipendente, ha risposto ripetendo ragionamenti che già aveva fatto l’anno scorso all’inizio dell’avventura. Ci abbiamo pensato a lungo, ha detto, e abbiamo concluso – “e penso che sia stata assolutamente la decisione giusta, che, A) se volevi avere la copertura del media – dovevi correre dentro il partito democratico”.

Il punto B) è altrettanto chiaro, i soldi. “Per correre da indipendente, tu devi – dovresti essere un miliardario. Se sei un miliardario, puoi farlo. Non sono un miliardario. La struttura della politica americana è oggi tale che ho pensato che la cosa etica da fare fosse correre dentro il partito democratico”. Be’, in realtà anche il miliardario Trump ha ritenuto opportuno di fare la stessa scelta con il partito repubblicano. E va comunque detta una cosa: onore alla sincerità, ma certo non è questo il tipo di dichiarazioni che ti rende simpatico e caro allo zoccolo duro dei party faithfuls, che infatti non l’hanno presa tanto bene. Ai loro occhi sembri tutto un free rider opportunista.

Categories: campagna elettorale, partiti

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