Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Hillary & Bernie for President: come pensano di attuare i loro programmi con un Congresso repubblicano?

Democratic Presidential Candidates Hold First Debate In Las VegasI candidati alla nomination democratica, nel loro primo dibattito pubblico della settimana scorsa, non hanno discusso una questione cruciale. E cioè: se uno di loro dovesse diventare presidente, come farebbe ad attuare le sue ambiziose, talvolta ambiziosissime promesse, con un Congresso repubblicano ostile? Come riuscirebbe a evitare il destino di Obama in gran parte dei suoi anni presidenziali? Come potrebbe superare la paralisi del governo diviso in un’epoca di grande polarizzazione e inimicizia politica?

I poteri del presidente, si sa, sono quelli che sono. Sono limitati, soprattutto sul piano propositivo. Quindi, visto che difficilmente la Camera e il Senato cambieranno di mano, mantenere la Casa bianca sarà fondamentale per i democratici per ostacolare i disegni legislativi repubblicani, per difendere Obamacare e il resto dell’eredità dell’attuale amministrazione, per fare qualche nomina importante alla Corte suprema (se ci sarà del turnover). Ma sarà di scarso aiuto per promuovere un positivo programma politico.

Usare l’azione esecutiva serve a qualcosa, in qualche area, ma è una strada stretta. Usare il bully pulpit per mobilitare l’opinione pubblica può preparare il terreno a un futuro appuntamento elettorale e a uno sperato cambio di maggioranze, ma non mettere davvero alle corde una maggioranza legislativa avversa. Ed è una faccenda delicata, perché quella maggioranza legislativa può ben dire di essere la voce legittima del popolo, della sua maggioranza silenziosa – contro le pressioni di minoranze vocali mobilitate dal presidente.

Proprio uno scenario del genere ha evocato Bernie Sanders, l’unico a cui sia stata posta la domanda. Sanders ha deprecato il ruolo “terribile, terribile” degli ostruzionisti repubblicani e ha espresso la (vana) “speranza” che cessino di controllare il Congresso. Poi è passato a toni da vecchio agitatore: “L’unico modo per fare delle cose è avere milioni di persone che si mettono insieme”. Per esempio: “Se vogliamo le università pubbliche gratuite, milioni di giovani devono chiederlo e fare ai repubblicani un’offerta che non possono rifiutare”.

In un altro momento del dibattito, Bernie è andato più sul generale: “Sono convinto che il potere della corporate America, di Wall Street, dell’industria farmaceutica, il potere dei corporate media sia così grande che il solo modo di trasformare davvero l’America e fare le cose di cui hanno bisogno la classe media e la classe operaia sia tramite una rivoluzione politica in cui milioni di persone cominciano a mettersi insieme e dicono: il nostro governo deve lavorare per tutti noi, non solo per un pugno di miliardari”.

Vasto programma. “Non è che si sentano molti candidati presidenziali democratici parlare di rivoluzione”, ha commentato il moderatore della serata, Anderson Cooper.

Ma naturalmente si tratta di fantasie. D’altra parte, se Sanders diventasse davvero il candidato del partito, queste sue affermazioni potrebbeto essere usate contro di lui. Gli spin doctors repubblicani si troverebbero il piatto servito. Le argomentazioni? Questo socialista alla Casa bianca mobiliterà la piazza! Contro le assemblee che esprimono la sovranità popolare! Sarà a capo di un movimento politico rivoluzionario a lui fedele! E lo slogan? Per dire: “Sanders peronista” o qualcosa di simile.

Hillary Clinton non ha dovuto rispondere a domande in proposito, e la vecchia volpe se ne è tenuta alla larga. A un certo punto tuttavia, quasi en passant, ha accennato alle sue presunte capacità di fare accordi con l’opposizione: “So come trovare un terreno comune e come difendere le mie convinzioni, e l’ho provato in ogni incarico che ho avuto, persino trattando con i repubblicani che, onestamente, non hanno mai avuto una buona parola per me. Ma abbiamo trovato il modo di lavorare insieme…”.

Onestamente, che i repubblicani non abbiamo mai speso una buona parola per lei è un gigantesco understament. La odiano, punto e basta. E non si capisce, né lei l’ha spiegato, perché nel caso di una sua elezione dovrebbero riservarle un trattamento diverso da quello inflitto al povero Obama.

Il dibattito secondo Saturday Night Live, con Kate McKinnon e un perfetto Larry David.

Il dibattito secondo Saturday Night Live, con Kate McKinnon e un perfetto Larry David.

Categories: campagna elettorale, presidenza

Tags: , , , , , ,

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s