Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Boys and girls negli allegri laboratori amorosi

TBBT_6x5_The_Holographic_Excitation_Penny_and_LeonardIl premio Nobel per la medicina Tim Hunt, britannico, 72 anni, dice alcune cose sulle donne, o meglio le “ragazze”, nei laboratori scientifici. Le dice a un mega-convegno internazionale a Seoul, in Corea del Sud. Da qui rimbalzano in tutto il mondo soprattutto di lingua inglese, prima via twitter e altri social media, poi in tv e nei giornali. A Londra alcune istituzioni per cui lavora prendono le distanze, da alcune si dimette.

La frase incriminata è questa: “Let me tell you about my trouble with girls … three things happen when they are in the lab … You fall in love with them, they fall in love with you and when you criticise them, they cry”. Suggerisce che i laboratori, per evitare questi “emotional entanglements” che rendono difficile la vita del ricercatore, dovrebbero essere segregati per sesso, i maschi con i maschi, le femmine con le femmine.

Poi chiede scusa, ma non fa davvero marcia indietro. Tiene il punto, dichiara alla BBC: “I did mean the part about having trouble with girls. I have fallen in love with people in the lab and people in the lab have fallen in love with me, and it’s very disruptive to the science because it’s terribly important that in a lab people are on a level playing field”.

Buoni resoconti italiani della storia sono questi due articoli di Wired, qui e qui. Tengono conto delle sfumature (le cose che dice sono solo una battuta?), delle implicazioni personali (perché un premio Nobel fa simili battute, che non fanno più ridere nessuno?) e delle implicazioni più serie (lo status, e i numeri, delle donne nella ricerca scientifica). Non ripeto quindi quello che dicono loro, che mi sembra accurato e sensibile.

Aggiungo solo qualche interrogativo di breve, brevissimo respiro.

Sarà un altro episodio nella saga della degenerazione del politically correct in pallosa salsa anglo-americana? Che vede sessismo ovunque? Noi italiani abbiamo assorbito quasi senza batter ciglio il rettore dell’università di Roma Sapienza, Eugenio Gaudio, che ha presieduto la giuria di un concorso di bellezza fra le sue studentesse, e ha poi premiato la miss vincitrice. Ma siamo di altra cultura, e soprattutto siamo gente di mondo.

Sarà l’età avanzata del protagonista e la sua poca sensibilità alla forza della comunicazione pubblica, alla pervasività dei mass media vecchi e nuovi nel brave new world superconnesso? Dice della sua battuta: è stata “a very stupid thing to do in the presence of all those journalists”. Tutti quei giornalisti? Bella forza, era la loro conferenza, la World Conference of Science Journalists. C’erano ovviamente giornalisti come se piovesse, col dito nervoso sullo smartphone.

Sarà l’età avanzata del protagonista e la perdita di sensibilità all’evoluzione del linguaggio pubblico? Hunt non sembra un patriarca di quelli di una volta. E’ sposato con una donna forte, importante immunologa, direttora di questo e di quello, autorevole di suo. Dovrebbe aver imparato la lezione. Di cosa parlano in famiglia, non di scienza immagino, e se ne parlano e magari si criticano – chi dei due scoppia a piangere per primo? Forse parlano troppo dei loro amori di laboratorio.

Sarà che il protagonista è eterosessuale? E vede il mondo nitidamente diviso in due, boys and girls, ciascuno con il suo nitido orientamento sessuale etero? Se fosse gay, per esempio: secondo i suoi stessi parametri dovrebbe lavorare nei laboratori separati femminili, per evitare tensioni erotiche dannose al progresso della scienza. Se poi fosse bi-sessuale – be’, sarebbe l’inferno, finirebbe isolato in qualche sgabuzzino.

Sarà infine, senza farla lunga, che uomini come lui sono troppo emotivi, vulnerabili, sentimentalmente fragili per avere (e avere avuto) incarichi di leadership, di responsabilità?

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