Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Letture. Nuove prospettive sulla storia intellettuale afro-americana?

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La scrittrice, sceneggiatrice e saggista Zora Neale Hurston (1891 – 1960)

Una scheda di lettura, che sarà pubblicata in forma livemente diversa sulla Rivista di Storia Politica, del libro New Perspectives on the Black Intellectual Tradition, a cura di Keisha N. Blain, Christopher Cameron e Ashley D. Farmer (Northwestern University Press, 2018).

Questa raccolta di dodici saggi deriva dalle prime due conferenze di una nuova associazione professionale, la African American Intellectual History Society, fondata nel 2014 (il loro blog è Black Perspectives). La seconda conferenza si intitolava Expanding the Boundaries of Black Intellectual History e proprio “espandere i confini” della ricerca, dicono i tre curatori, è la parola d’ordine del volume. Espanderli dal punto di vista geografico, tanto per cominciare, tenendo conto delle esperienze storiche africane e della African Diaspora e non solo nordamericane (e infatti nel titolo c’è “Black” e non “African American”). E poi dal punto di vista cronologico, uscendo dal terreno più arato dei pensatori del Novecento, e infine da quello “archivistico” in senso lato, cercando nuove fonti che contribuiscano a dare dimensioni inedite alla storia intellettuale. Ricordando sempre che la storia intellettuale nera è (e chi mai ne dubiterebbe) “by no means monolithic”.

Queste sono le intenzioni dichiarate. I risultati mi sembrano diseguali.

Dal punto di vista geografico, in effetti, si esce poco dagli Stati Uniti. Anche le volte in cui sembra che ciò accada, la prospettiva è US-centrica, come nel caso dell’occupazione americana di Haiti (1915-1934) vista con gli occhi delle donne nere statunitensi; in quello della Guyana negli anni Settanta, narrato tramite gli expats afro-americani che là si erano trasferiti; o in quello della questione del colore nelle due Americhe, discusso da un afro-cubano basato a Harlem. Anche dal punto di vista cronologico è il Novecento che continua a dominare, in particolare gli anni Venti e Trenta (con la solita presenza della Harlem di allora) con escursioni verso la fine del secolo. L’Ottocento è presente con due soggetti classici, gli abolizionisti e il grande Frederick Douglass. C’è un unico articolo che rompe il doppio canone del tempo e del luogo, e riguarda le rivolte di schiavi nel Brasile di fine Settecento.

I saggi che più incuriosiscono giocano sulla espansione delle fonti. Rhon Manigault-Bryant, per esempio, esplora la trasmissione orale di conoscenze attraverso le generazioni di donne all’interno della famiglia, fra nonne e nipoti; l’autrice interroga testi letterari come l’autobiografia della scrittrice Zora Neale Hurston, ma anche se stessa, le proprie personali relazioni con le nonne materna e paterna. Ashley Farmer usa manuali di comportamento e rubriche di consigli dei giornali nazionalisti neri per tracciare i tortuosi percorsi di formazione del pensiero delle donne del Black Power: assegnate dai loro movimenti a gender roles conservatori, non dissimili da quelli delle donne bianche middle-class dell’Ottocento vittoriano, sono comunque capaci di uscirne verso ruoli dirigenti. In entrambi i casi le autrici rivendicano le loro strategie di ricerca, che potrebbero anche essere chiamate di storia politica o sociale, come storia intellettuale – e in effetti, sì, trattano di storia delle idee.

Tutti i saggi sono resi vivaci da una sorta di urgenza esistenziale che ha qualcosa di giovanile (parecchi degli autori sono, o almeno erano al momento della concezione dei lavori, giovani all’inizio della carriera) e anche molto di politico, con richiami continui alle condizioni dei neri negli Stati Uniti di oggi. L’approccio è radicale così lo sono i temi prevalenti. Il linguaggio analitico è quello della storiografia che parla fittamente di egemonia e controegemonia, di patriarcato e white supremacy, di dominio e oppressione, di intersezionalità e di empowerment, categorie importanti che rischiano di cristallizzarsi in gergo (non c’è qui, dunque, molta innovazione). Quanto ai temi – per dire, nell’introduzione si cita il giudice conservatore della Corte suprema Clarence Thomas, ma il pensiero conservatore nero è pressoché ignorato.

In altri tempi, più liberali, più tentennanti, o soltanto più ipocriti, quando si pensava di essere arrivati a qualche conclusione interessante, si usava nel presentarla il pudico verbo suggest, suggerire. Qui, in tempi più radicali, e più sicuri di sé, si preferisce spesso il verbo reveal, rivelare, svelare – una realtà finora nascosta, o tenuta nascosta, suppongo.

Categories: storiografia

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