Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Gli italiani di New York alla “guerra delle statue”: Cuomo, de Blasio, DiMarzio, Palminteri, Madre Cabrini, inevitabilmente Colombo

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Madre Cabrini alla Columbus Day Parade, New York City, 14 ottobre 2019

Il paesaggio monumentale pubblico di New York City manca di statue di donne, s’era detto, sono solo cinque su circa 150. E così, per rimediare, l’anno scorso il municipio ha stanziato 10 milioni di dollari. E la first lady Chirlane McCray, moglie del sindaco Bill de Blasio, ha formato una commissione (chiamata She Built NYC) e ha lanciato una campagna per chiedere che fossero suggeriti dei nomi da onorare. I nomi sono arrivati numerosi. E in testa per numero di nominations c’è stata, e di gran lunga, Madre Cabrini. Cioè Francesca Saverio Cabrini, la suora missionaria lombarda arrivata a New York alla fine dell’Ottocento e scomparsa nel 1917 dopo aver fondato scuole, orfanotrofi e ospedali nei quartieri italiani un po’ in tutto il paese. Canonizzata nel 1946 da Papa Pio XII, è stata la prima santa naturalizzata americana.

Dal 1950 St. Frances Xavier Cabrini è la patrona degli immigrati.

Naturalmente s’è trattato di nominations, non di voti, che chi ne prende di più vince. E’ quindi accaduto che i progetti cittadini immediati, consigliati dalla apposita commissione e annunciati l’estate scorsa, abbiano ignorato Madre Cabrini. Le nuove statue da installare nei cinque boroughs della città saranno quelle della prima deputata nera in Congresso Shirley Chisholm (Brooklyn), della cantante blues Billie Holliday (Queens), della pioniera afro-americana dei diritti civili Elisabeth Jennings Graham (Manhattan), della pediatra e femminista di origini portoricane Helen Rodríguez Trías (Bronx), di Katherine Walker, la guardiana German-American del faro del porto per trent’anni (Staten Island), e delle attiviste gay e transgender Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera (Manhattan). Una associazione specifica porterà a Central Park un monumento alle madri fondatrici del suffragismo, Susan B. Anthony, Elisabeth Cady Stanton e Sojourner Truth, due donne bianche e una nera.

Alcuni critici sospettano, e non è difficile sospettarlo, che ci siano state all’opera delle strategie politiche, che si sia voluto onorare non tanto le persone quanto i gruppi di appartenenza. Che non ci sia l’italiana è così diventato un caso politico.

Un affronto agli italiani della città?

All’inizio di ottobre c’è stata una manifestazione di protesta a Brooklyn. Qualche giorno dopo l’attore Chazz Palminteri ha urlato in radio al sindaco, ha quasi dato della razzista a McCray (che è nera), poi scusandosi. Il vescovo di Brooklyn Nicholas DiMarzio ha parlato di mancanza di rispetto per gli immigrati. Il governatore Andrew Cuomo ha espresso tutto il suo rammarico durante il gran galà della Columbus Citizens Foundation. De Blasio si è affrettato ad assicurare che nella prossima ondata di statue Madre Cabrini, che peraltro ha già un santuario nella parte alta di Manhattan, sarà la prima della lista; ma sembra troppo poco e troppo tardi. Che la controversia abbia raggiunto un picco intorno al Columbus Day contribuisce a spiegare i segni di nervosismo nella comunità italo-americana. La festività è sotto attacco un po’ in tutto il paese. In città, nel recente passato, s’è discusso in consiglio comunale se rimuovere la statua di Cristoforo Colombo a Columbus Circle, nell’ambito di una campagna contro i “simboli d’odio”.

Ora si ignora una personalità italiana nel planning monumentale, per giunta una santa?

Cuomo ha deciso che la causa è tutta sua – in competizione con de Blasio? La politica metropolitana è fatta anche di queste rivalità personali e di questi conflitti istituzionali. A New York, fra l’altro, il malanimo fra il sindaco e il governatore dello stato è un dato storico strutturale, di lungo periodo, chiunque siano i titolari delle cariche, qualunque sia il loro partito o la loro etnìa. E leggo che la Terza Legge della città (sul momento mi sfuggono le altre due) è questa: per ogni azione del sindaco de Blasio ci dev’essere una reazione eguale e contraria del governatore Cuomo.

E così Cuomo è tornato sulla faccenda la mattina della parata del Columbus Day, lunedì 14 ottobre. In effetti buttandola più che sull’appartenenza etnica – sull’appartenenza religiosa, della comunità e anche la sua (in contrasto con de Blasio, un laico che si autodefinisce “spirituale ma non religioso” e comunque non affiliato ad alcuna chiesa?).

“Voglio che la comunità cattolica – e io sono cattolico, sono stato anche chierichetto – sappia che è rispettata e che Madre Cabrini è stata una grande newyorchese, letteralmente una santa, e che ha fatto un eccellente lavoro per la comunità immigrata, e che è del tutto appropriato ricordarlo ora che abbiamo questa discussione sull’immigrazione. Quindi lavoreremo con la Diocesi di Brooklyn, con la Columbus Citizens Foundation e con altri gruppi interessati e costruiremo a Madre Cabrini la statua che merita.”

Ha annunciato che formerà una commissione statale (statale – polemicamente contrapposta alla commissione municipale?) per fare la cosa giusta: raccogliere i finanziamenti, trovare l’artista e il luogo adatti al monumento, e farlo.

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Madre Cabrini alla Columbus Day Parade, New York City, 14 ottobre 2019

Categories: Cultura politica

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