Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

The Me Decade: Le emorroidi di Tom Wolfe, e le nostre

aamedecade

Fra le tante invenzioni linguistiche, Tom Wolfe (1930-2018) ha lasciato ai contemporanei e ai posteri anche The Me Decade, il decennio dell’io, a proposito degli anni Settanta. Lo ha fatto in un lungo articolo con questo titolo, scritto per New York Magazine nel bel mezzo del periodo, nel 1976, che non si creda che gli sia venuto in mente dopo, con il senno di poi. Tom Wolfe era sempre nel cuore delle cose che stavano accadendo, mentre stavano accadendo, e dava loro il nome, e ne indirizzava il significato. Così almeno pensava. E così si pensava in tanti.

L’inizio è celebre – “Me and my hemorrhoids” è la metafora folgorante. E’ il grido di una giovane donna che, durante una sessione di meditazione molto New Age & West Coast, invitata dal guru a “condividere”, come tutti e con tutti nella gran sala dell’Hotel Ambassador di Los Angeles, le sue sensazioni più profonde, a togliere il dito dal pulsante delle repressione, a trovare l’autenticità, a liberarsi dalle ossessioni, questo dice: “emorroidi”. Altri vogliono liberarsi del marito o della moglie, dell’omosessualità o della timidezza, dell’odio di sé o della eiaculazione precoce, della pigrizia o dell’alcolismo… La giovane donna, concentrata su se stessa, vuole liberarsi delle maledette emorroidi che la tormentano, e lo annuncia al microfono all’universo mondo.

“Io e le Mie Emorroidi Siamo i Divi dell’Ambassador”… In questa esperienza sta la spiegazione di certi grandi enigmi degli anni Settanta, un periodo che sarà ricordato come The Me Decade.

E’ tutto riassunto nella nozione: “Parliamo di Me”. Non importa se sei riuscito a rinnovare o no la tua personalità durante queste sessioni, finalmente sei riuscito a focalizzare l’attenzione e le energie sulla cosa più affascinante che ci sia: il tuo Io. Non solo questo, sei riuscito persino a metterlo in scena di fronte a un pubblico. … Prova a immaginare… Io e le Mie Emorroidi… portare un’intera platea alla più profonda ondata di emozioni! Prova a immaginare… la mia vita che diventa un dramma di significato universale… analizzato, come la tragedia di Amleto, per ciò che significa per il resto dell’umanità…

Tom Wolfe faceva il cronista satirico dell’affievolirsi delle passioni pubbliche degli anni Sessanta, del “riflusso” (si diceva in Italia) verso la vita privata e l’apatia politica, del riduzione della identity politics al culto infantile, superficiale e cinico di se stessi. (Pochi anni più tardi, nel 1979, Christopher Lasch avrebbe pubblicato La cultura del narcisismo.) E anche grazie a lui si credeva che così andasse tutto il mondo. A chi aveva vissuto le pulsioni partecipatorie del decennio precedente, sembrava di vivere una svolta di vita deplorevole e ridicola, ma ineluttabile e generale, e a suo modo confortevole, assolutoria. E tuttavia anche questa impressione era frutto del narcisismo, del guardare solo a se stessi, al proprio ombelico.

In effetti Tom Wolfe faceva il ritratto non dell’America tutta ma di quegli americani che, appartenenti ad aree vagamente radical o di lifestyles alternativi, erano diventati così. Altri americani erano altra cosa, si risvegliavano proprio allora, uscivano di casa impegnandosi collettivamente in politica. Erano i partecipanti dei movimenti popolari conservatori, politici e religiosi, che avevano serie radici, militanti convinti, comunità appassionate. Erano le donne anti-femministe di Phyllis Schlafly, le donne e gli uomini della Moral Majority del reverendo Jerry Falwell, gli uomini e le donne dei gun rights della National Rifle Association appena convertita alle ragioni della destra.

Per costoro gli anni Settanta non erano in alcun modo The Me Decade del ripiegamento privato autocompiaciuto, bensì il decennio della mobilitazione e della conquista dello spazio pubblico. Ah! Essersene accorti! Ma anche da smaliziati lettori di Tom Wolfe, s’era in fin dei conti rimasti affascinati dalle sue emorroidi e dalle nostre e almeno lì, sul momento, non si vedeva tanto più in là.

Categories: cultura di massa, Cultura politica

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