Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

“Non sprecare il voto, dallo a me” (Plunkitt a teatro)

Malachy_plunkitt copia

Le riflessioni politiche e di vita vissuta di quella simpatica e corrotta canaglia, l’ex senatore di New York, George Washington Plunkitt, mio eroe personale e noto al mondo per essere il protagonista di Plunkitt di Tammany Hall (1905), sono state portate anche a teatro. Dalla fine degli anni 1980s in poi, quindi quasi un secolo dopo il loro concepimento, sono state adattate in un one-man show interpretato da Malachy McCourt, uno scrittore e attore che, come Plunkitt, è intensamente irlandese nel senso di Irish-American. Per quello che ne so, sono state messe in scena in vari periodi in vari musei cittadini, al Lower East Side Tenement Museum (domenica a mezzogiorno, biglietto di ingresso $12, sconti anziani e studenti), al Museum of the City of New York, alla New-York Historical Society, o ancora, com’è giusto che sia, all’Irish Art Center.

L’interprete, Malachy McCourt (che vedete nella fotografia qui sopra nei panni di Plunkitt, appunto), è un soggetto interessante per conto suo. Nato nel 1931 a Brooklyn da immigrati irlandesi, durante la Grande depressione fu riportato dalla famiglia a fare la fame nera in Irlanda, a Limerick per la precisione (un caso di emigrazione alla rovescia: è il piccolo Malachy di Le ceneri di Angela, l’autobiografia del fratello Frank McCourt che è stata un bestseller internazionale verso la fine del secolo scorso). Negli anni 1950s re-immigrò negli Stati Uniti diventando infine scrittore e soprattutto attore di cinema, televisione e teatro di qualche notorietà, nonché conduttore di talk show radiofonici. Un cattolico devotamente ateo, dice ancora oggi di se stesso.

All’inizio degli anni 1960s è stato anche proprietario di una celebre taverna, Malachy’s appunto (Third Avenue & 64th), che si vantava di essere il primo single bar di Manhattan, sempre pieno di giovanotti e giovanotte, celebrità e buontemponi, e dove il proprietario stesso era il miglior cliente di se stesso, conducendo una vita da alcolizzato, praticamente.

Malachy ha mostrato anche la stoffa del politico, benché la sua non sia proprio una stoffa plunkittiana. Nel 2006, all’età di 75 anni, si è candidato alla carica di governatore dello stato di New York nelle liste del Green Party, una scelta minoritaria destinata a sicura sconfitta che Plunkitt avrebbe energicamente disapprovato. Con un programma un po’ troppo radicale per i gusti del vecchio gaglioffo: ritirare la Guardia nazionale di New York dall’Iraq (ma in fondo sì, riportiamo i nostri ragazzi a casa!), mettere fuori legge i contributi politici delle corporations (figurarsi! ma vogliamo scherzare?), aumentare gli stipendi agli insegnanti (perché no?), rendere gratuita la sanità statale e l’istruzione pubblica fino all’università (roba da socialisti!).

Come previsto Malachy non è stato eletto, ha preso poco più di 40.000 voti, meno dell’1% del totale. Non è stato eletto, ma si è divertito abbastanza.

Una delle sue promesse: “Se vinco, chiedo un riconteggio”.

E il suo slogan (plunkittianissimo)? “Non sprecare il voto, dallo a me”.

Categories: Americanismo, campagna elettorale

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