Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Saresti stato carnefice o ribelle?

27993633_10215784441069844_2880533283523675793_oIl libro di Pierre Bayard di cui parla la recensione qui sopra, che spero riusciate a leggere, non l’ho letto (me ne assolvo facilmente, visto che proprio lui è l’autore del noto bestseller, Come parlare di un libro senza averlo mai letto). Ma è bastato il titolo, Sarei stato carnefice o ribelle?, e questa recensione sulla Domenica del Sole 24 Ore di oggi, per mettere in moto una piccola catena di pensieri che dovrebbe essere familiare a chi fa lo storico di professione, ma anche a chi è cittadino con qualche vocazione.

Ci sono momenti cruciali della storia in cui molto dipende non dallo sviluppo di processi di lungo periodo che sembrano impersonali e inevitabili, bensì dalla loro rottura, e quindi da scelte consapevoli di singole persone, che magari sono tante persone, e quindi ti sembra che ci sia una scelta collettiva, mentre in realtà c’è solo la somma di scelte individuali, ciascuna maturata per caso o con fatica.

Scelte vere – which side are you on, come dice la vecchia canzone, da che parte stai?

Scelte aperte, per i contemporanei che non hanno il tuo senno del poi – come andrà a finire?

Scelte pericolose – ne va della tua vita?

E allora se sei uno storico, e credi nella imprevedibilità della storia, e quindi, come dire, nella incertezza del passato, ti capita di provare a calarti nei panni dei partecipanti di certi eventi. Non i grandi protagonisti, visto che tu non sei certo un Washington o un Napoleone o un Lincoln (anche se a volte ti compiaci di far loro le pulci, sei solo uno stizzoso studioso da tavolino), bensì le persone ordinarie come te, esseri umani che si son trovati in situazioni in cui potresti trovarti anche tu, più o meno.

Per restare alla mia storia americana, ai tempi del 1776 saresti stato un patriota rivoluzionario o un lealista? Quali pensieri, quali bagagli culturali, quali relazioni famigliari o di comunità, quali giudizi morali e quali paure, quali incidenti di strada avrebbero potuto spingerti in una direzione o nell’altra? E nel 1861, se tu fossi nato bianco nel Sud, avresti combattuto per la causa della schiavitù? Cerca di essere onesto. Nel 1968, avresti fatto resistenza alla leva? E l’avresti fatto per nobile pacifismo o per salvare la pelle, visto che qualunque cosa era meglio della jungla vietnamita?

Naturalmente momenti del genere li trovi anche nel passato che ti riguarda più da vicino. Per esempio, nel passato dei tuoi genitori, se sei nato nel dopoguerra. Hai sentito le loro storie, che cosa avresti fatto al loro posto negli anni più bui dell’occupazione nazista? Te lo sei chiesto spesso, anche leggendo quel gran libro che è Una guerra civile, scritto proprio su questo da quella gran persona che era Claudio Pavone. Se lo chiede Pierre Bayard nel libro (non letto) citato all’inizio: saresti stato un carnefice o un ribelle? Continui a chiedertelo.

Sulla base dell’esperienza storica, potresti anche complicare questa domanda e mettere in gioco alternative più ampie e altri possibili personaggi (a parte l’ampia zona grigia, voglio dire). Per esempio, in un contesto rivoluzionario o pseudo tale, saresti stato un carnefice, un ribelle – o un ribelle che vuole diventare carnefice? Da ribelle, avresti già avuto in mente il management del terrore o del gulag nel nuovo mondo da te desiderato? Anche per qualcuno dei tuoi compagni ribelli meno esperti della vita?

Credo che facendoti domande del genere puoi anche diventare, nel tuo piccolo, uno storico migliore, meno arrogante, o condiscendente, con più pietas e più rispetto per le vite degli altri che sono il tuo pane quotidiano.

Categories: storiografia

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