Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Letture. Luciana Castellina in Amerika (1973)

18056577_10212991869417298_6168405905740102362_oLuciana Castellina, Che c’è in Amerika?, con una prefazione di Lucio Magri e tre interviste a Herbert Marcuse, Paul Sweezy e Noam Chomsky, Bertani editore, Verona, 1973. Ho ritrovato questo mio vecchio libro su in alto, nell’ultimo piano dello scaffale, nascosto in seconda fila, un documento di tanto tempo fa, dei tempi delle elezioni presidenziali del 1972, del tentativo “neopopulista” (ma guarda un po’) di George McGovern e della seconda vittoria di Richard Nixon. Un documento esattamente degli stessi anni in cui anch’io ero sbarcato negli Stati Uniti come tutti, come sempre – come “in un nuovo mondo ancora da scoprire”. (Ma forse già allora non era bello evocare così, senza una qualche disapprovazione, le emozioni di Cristoforo Colombo.) Ne riporto una pagina che è tratta da una brevissima introduzione.

Tutto torna così a prima delle elezioni; il “landslide”, la valanga di voti conquistati da Nixon il 7 novembre, ha avuto effetti di corto respiro. Vuol dire che, voltata pagina, tutto torna come prima, come se il 7 novembre 1972 nulla fosse avvenuto?

Non è così: il tentativo neopopulista di McGovern ha mostrato la corda e non potrà essere facilmente rilanciato. Sono cambiati i suoi possibili interlocutori e le carte del riformismo sono spuntate dopo aver dimostrato l’impossibilità, oramai, di conciliare un intervento dello stato a sostegno del profitto con un intervento di natura sociale. Né appare ripetibile il gioco di prestigio di un Nixon, che costituiva, in fondo, una reazione in qualche modo vitale. Quanto prevale ora è il cinismo diffuso, che a sua volta accelera il ripiegamento di ciascuno sul proprio particolare, se se stesso, la propria famiglia, il proprio gruppo etnico, il proprio suburbio, contro il resto, nemico. Babilonia, come la nuova sinistra chiama gli Stati Uniti, più che mai.

Nessuno, né repubblicani né democratici, né destra né sinistra, sarà ormai più uguale a prima; ciascuna forza affronterebbe oggi la campagna elettorale in modo diverso. Da Watergate […] se ne esce solo con una radicalizzazione, a un polo e all’altro. Rivelando fino in fondo la vera natura del nixonismo, la repressione come sostituto del consenso ormai impossibile da strappare; oppure ridando unità al mosaico che compone il mondo, anche quello “militante”, degli sfruttati. Né l’una né l’altra ipotesi sono scontate, neppure la prima, che pure è data per vincente da molti.

In una società atomizzata come quella attuale americana il fascismo è difficile proprio per le stesse ragioni per cui non si riesce a dar vita ad una opposizione di classe unificante: per le resistenze che essa oppone a una qualsiasi aggregazione, attorno a un progetto positivo, a una “ideologia” capace di proporsi una egemonia. Di cui anche il fascismo ha in definitiva bisogno, perché nessuna società vive di sola polizia, neppure quando essa è brutale come quella di Nixon, neppure quando è tenuta insieme da un tipo di amministrazione della giustizia a carattere medioevale quale quella americana.

Da questo punto di vista le elezioni del ’72 sono tuttora significative: esse hanno rivelato fino in fondo questa “impasse”, alla destra come alla sinistra. E non a caso, sparito McGovern e offuscato il mito di Nixon, esse continuano a offrire materia di riflessione autocritica.

In questo senso è apparso, all’editore e a me, di qualche utilità riprendere e aggiornare i materiali raccolti negli Stati Uniti durante la campagna elettorale che ho seguito come inviato del Manifesto (e solo molto parzialmente utilizzati allora sul giornale) per offrire un contributo al dibattito sul tema “America”. Non si tratta, certamente, di un’indagine che pretende di essere minimamente esauriente: sono solo le impressioni che un militante della sinistra italiana ricava dal contatto con questo paese che, per quanto sia stato descritto, riserva sempre, a chi vi si reca, l’emozione di Cristoforo Colombo: quella che si prova sbarcando in un nuovo mondo ancora da scoprire.

Categories: Americanismo

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