Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Il massacro (reale, non metaforico) della borghesia nera: Tulsa, Oklahoma, 31 maggio 1921

Run[n]ing the Negro out of Tulsa, June 1, 1921

Run[n]ing the Negro out of Tulsa, June 1, 1921

Il 31 maggio del 1921, e anche il 1 giugno se è per quello, i cittadini neri di Tulsa, una boom town petrolifera in Oklahoma, furono massacrati. Subirono un vero e proprio pogrom. Un intero quartiere, il Greenwood District, fu spazzato via da centinaia di bianchi armati e inferociti, aiutati da aerei privati che sganciarono liquidi incendiari sui tetti delle case, degli uffici, degli alberghi. Tutto fu saccheggiato. Il numero ufficiale dei morti fu 39, quello reale mai contato davvero fra i cinquanta e i trecento.

La scintilla della lynch mob era stata abbastanza tradizionale, nella tradizione del Sud razzista, segregante e linciatore. Una giovane donna bianca, l’operatrice di un ascensore in centro città, si era trovata da sola con un giovane nero che poi fu visto uscire di corsa dall’edificio. Qualunque cosa fosse successa nella salita fra il primo e il terzo piano, si gridò allo stupro. Da lì partì la classica reazione meridionale in difesa della purezza femminile. Come sempre, con il silenzio complice delle autorità cittadine.

Non tradizionale era invece il quartiere distrutto. Era benestante, anzi ricco, con buoni ristoranti e gioiellerie e negozi di lusso, noto come la Black Wall Street dell’Oklahoma. Era abitato da professionisti e imprenditori che avevano fatto i soldi con il petrolio scoperto anche nelle loro proprietà, che in teoria non dovevano valere niente. E pare che l’invidia per i loro successi, e i loro lussi, giocasse un ruolo importante nel massacro. Questo aspetto dell’esperienza afro-americana è spesso dimenticato, ed è bene ricordarlo.

C’era una Black bourgeoisie, ma per i bianchi ciò era intollerabile: era un simbolo di Black power.

Si racconta che per anni le donne nere incontrassero per strada delle donne bianche con addosso i loro gioielli.

Little Africa on fire, Tulsa race riot, June 1, 1921

Little Africa on fire, Tulsa race riot, June 1, 1921

Anche il massacro di Tulsa è stato a lungo dimenticato dai libri di storia. Anche se ha una parte importante nella storiografia e nella memoria storica afro-americana. L’anno scorso è tornato alla luce un resoconto dattiloscritto dell’evento, scritto in presa diretta da un testimone oculare, Buck Colbert Franklin. Un borghese nero appunto, un avvocato che si trovò al centro degli attacchi e che poi fornì assistenza legale ai sopravissuti. Da lui sappiamo alcuni dei dettagli raccontati qui sopra.

“Potevo vedere gli aerei ruotare in cerchio a mezz’aria, crescere di numero, ronzare e sfrecciare giù in basso. Sentivo qualcosa come fosse grandine sul tetto del mio ufficio. Vedevo bruciare il vecchio Mid-Way Hotel, bruciava dal tetto, e poi un altro edificio e un altro e un altro ancora che cominciavano a bruciare dal tetto. … Le fiamme salivano al cielo in densi volumi neri e nel mezzo ancora gli aerei – ora una dozzina o più – che ancora ronzavano e sfrecciavano qua e là con l’agilità degli uccelli dell’aria”.

Da qui è partita anche una genealogia. Buck Franklin era il padre di John Hope Franklin (1915-2009), lo storico nero più importante della sua generazione, l’autore del pionieristico From Slavery to Freedom: A History of American Negroes, un testo del 1947 ancora in stampa. Il documento di Buck è stato ora donato al National Museum of African American History and Culture, che sarà inaugurato a Washington, D.C. il prossimo settembre. Al nuovo museo uno dei curatori è John W. Franklin, figlio di John Hope e nipote di Buck. E così il cerchio si chiude.

Practicing law in a Red Cross tent, Buck C. Franklin (right) on June 6, 1921, five days after the massacre. (National Museum of African American History and Culture, Gift from Tulsa Friends and John W. and Karen R. Franklin)

Practicing law in a Red Cross tent, Buck C. Franklin (right) on June 6, 1921, five days after the massacre. (National Museum of African American History and Culture, Gift from Tulsa Friends and John W. and Karen R. Franklin)

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