Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

E allora, i democratici americani che tengono insieme Bernie e Manchin e AOC?

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E allora, mi chiedete, il partito democratico americano che riesce a tenere dentro Joe Manchin e Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez?

Facile buttarla sul facile: anche loro litigano, a volte si paralizzano! Certo che sì. Facile buttarla in pensose e suggestive stupidaggini: ma è una storia così diversa! L’America è l’America! (Cioè, per molti di voi, puzza.) Facile anche buttarla in tecnicalità un po’ più ristrette: ma è il sistema elettorale diverso, il bipartitismo obbligato! Un pensiero sul sistema elettorale comunque lo farei, ben sapendo che non è tutto lì, sottolineando la sua permanenza storica: il sistema a maggioranza semplice (plurality) in collegi uninominali, chi prende un voto in più vince, è in vigore da sempre, certo ha favorito la prevalenza del bipartitismo ma soprattutto ha plasmato la cultura politica del paese, ha storicamente selezionato il tipo di personale politico che aspira a entrare nel gioco e a restarci, che vince o perde, da sempre.

Mi spiego: Bernie e Manchin e AOC devono essere eletti in collegi del genere, devono vincere una maggioranza di loro concittadini, devono costruire coalizioni; sono loro stessi, in proprio, personalmente, dei coalition builders, mica ci pensa il partito. Non penserete che lo stato del Vermont che manda Bernie al Senato abbia una maggioranza di socialisti, no? Voglio sperarlo. Non penserete che lo stato della West Virginia che ci manda Manchin sia fatto di magnati del carbone e di elettori corrotti? Vorrei sperarlo (ma so che sbaglio, è quello che pensate, ed è quello che vi perderà). Non penserete che il collegio di New York che manda AOC alla Camera sia fatto di Justice Democrats? Tutte queste persone, pur mantenendo una loro identità politica chi un po’ più di qui chi un po’ più di là, hanno messo insieme gruppi e interessi diversi, fatto calcoli aritmetici per avere il giusto risultato, fatto promesse, aggiustato programmi, cercato di portare a casa qualcosa di concreto per far contenta la loro constituency. E nella constituency hanno messo radici.

Si son venduta l’anima al diavolo? Malgrado tanti film hollywoodiani solletichino i vostri cattivi pensieri, direi di no. Piuttosto fanno politica democratica di massa.

Se invece di questa stabilità nel tempo avete, come è accaduto nel nostro paese dopo l’epoca del proporzionale (che a suo modo, da questo punto di vista, aveva funzionato), un continuo cambiamento di sistemi? Se avete un continuo sballottamento fra proporzionale e maggioritario, con regole sempre diverse, collegi che cambiano dimensioni e confini più spesso che con il redistricting americano, mo’ c’è pure la riduzione del numero dei seggi, potete davvero pensare di produrre personale politico con radici adeguate e un minimo di adeguata cultura politica purchessia? Persone capaci di parlare in proprio ai propri elettori e di essere da loro riconosciute, di essere autonome e insieme vincolate al territorio? Con le dovute eccezioni, produrrete piuttosto un personale politico di sbandati, di gold diggers e di paracadutati, di notabili senza seguito in cerca di un diritto di tribuna (concesso da papà), di egomaniaci che appena eletti fanno un po’ quello che gli pare e non rispondono a chi li ha eletti perché in effetti non li ha eletti nessuno di riconoscibile e la prossima volta si vedrà.

Cioè, insomma, alla fine della storia, pensate a questa cosa del tutto impensabile (e impraticabile) per i democratici americani: la direzione del partito che si riunisce per “fare le liste”. Vi vengono in mente perversioni peggiori della politica repubblicana in una democrazia rappresentativa? Qualcosa di più insultante per gli elettori? Magari sì, al peggio non c’è limite, ma anche questa non è male.

Categorie:Sistema politico

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