Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Cacciatori di taglie in Texas

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Immagino che molti ne abbiano già scritto, ma lo faccio anch’io qui, un appunto per il mio blog. 

Sto parlando della nuova legge che limita la pratica dell’aborto in Texas, approvata la primavera scorsa con il voto strettamente di partito della locale maggioranza repubblicana ed entrata in vigore questo 1 settembre. La legge vieta l’aborto dopo che si è potuto ascoltare il battito del cuore del feto (da cui il suo nome ufficiale, Texas Heartbeat Act, qui), cosa che normalmente avviene all’incirca alla sesta settimana  di gravidanza: un tempo ristretto che è una assoluta novità in Texas e in tutto il paese. Fra l’altro c’è chi dice: capita che a sei settimane neanche si sappia di essere incinta. 

E’ una legge che molti considerano incostituzionale, poiché ignora accorciandoli enormente i tempi previsti dalla sentenza della Corte suprema Roe v. Wade del 1973, che riconosce la libertà di scelta delle donne fino al sesto mese di gravidanza. Una legge che la Corte suprema attuale, sollecitata da alcuni ricorrenti (che appunto ne sostengono la incostituzionalità), si è rifiutata di bloccare lasciandola quindi in vigore – con la motivazione, non saprei dire quanto fondata, che i ricorrenti non hanno presentato il loro caso in modo convincente. Una motivazione procedurale quindi, non di merito.

La decisione di non decidere della Corte è avvenuta a stretta maggioranza, 5 a 4, consolidando quindi il fronte conservatore, che include i 3 giudici nominati da Trump. E anche consolidando l’alleanza del Chief Justice John Roberts (conservatore pure lui, nominato da Bush Junior) con il drappello di minoranza dei tre giudici liberal. Secondo una dissenting opinion di minoranza della giudice Sonia Sotomayor, così facendo la maggioranza “nasconde la testa nella sabbia” e in effetti consente l’operatività di una legge “platealmente incostituzionale”. 

Il nome burocratico della legge è An Act Relating to abortion, including abortions after detection of an unborn child’s heartbeat; authorizing a private civil right of action. Ed è sull’ultima parte del titolo che ora richiamo l’attenzione, quel “private civil right of action” che è un marchingegno, anche lui, di assoluta novità in materie come queste. A naso, sembra una scelta che può  aprire la strada a un sacco di sgradevolezze. 

I legislatori si sono posti il problema di fare una legge che resista ai controlli del potere giudiziario, e l’hanno risolto così. Una legge statale è di norma applicata dai funzionari statali competenti e chi la ritenga incostituzionale può chiedere a un giudice federale di fare una ingiunzione contro detti funzionari statali – affinché ne sospendano l’applicazione, in attesa di un ponderato giudizio di costituzionalità. Ma che succede se la legge statale vieta esplicitamente ai funzionari statali di farla valere nei tribunali penali contro i trasgressori – e ne affida invece l’applicazione ai comuni cittadini, a ogni cittadino, nei tribunali civili? Succede che non c’è più una parte precisa e identificabile a cui ingiungere di desistere, succede che l’applicazione della legge si frantumi in cento o mille possibili cause civili qua e là nello Stato. 

Questa legge infatti dice: in caso di violazione di queste norme, nessuna azione può essere intrapresa o minacciata contro le persone responsabili della violazione “da parte di questo Stato, di una sua suddivisione istituzionale, di un procuratore distrettuale o di contea, o di un funzionario esecutivo o amministrativo o comunque dipendente di questo Stato o una sua suddivisione”. Le violazioni possono essere contestate “esclusivamente tramite azioni civili private” da parte dei cittadini comuni i quali, si suppone, abbiano un interesse giuridico generico e generale a contestarle. 

Qualunque “persona” (tranne i pubblici funzionari statali di cui sopra, che eventualmente possono intervenire con un amicus curiae brief in cause altrui) può dunque iniziare azioni civili non contro le donne che cercano un aborto definito illegale – che sono escluse – ma contro chi quell’aborto procuri, organizzi, consigli, quindi medici e infermieri, chiunque dia una mano, stia loro intorno, magari chi fornisca un passaggio in automobile consapevole dello scopo del viaggio. La legge cita “qualunque persona che pratica o induce a praticare un aborto in violazione di questa legge”, che “aiuta o favorisce”  (aids or abets) o induce alla sua preparazione, chi ne paga o rimborsa i costi, e anche chi solo ha l’intenzione di farlo. 

Se la persona denunciante vince la causa civile, può ottenere un ordine che impedisca l’aborto, il pagamento dei danni (statutory damages) per una somma non inferiore a 10.000 dollari per ogni aborto fatto o indotto – e pure il rimborso delle spese. Sembra una strategia legale volta a scatenare una caccia privata alle cliniche, a minacciarle e nel caso spremerle economicamente, a costringerle alla chiusura, cosa che sta avvenendo. Una strategia volta a incentivare i cacciatori di taglie, i bounty hunters, che possono mettere nei pericoli chiunque abbia a che fare con una donna che voglia un aborto. Una strategia volta a creare una forma di vigilantism che spii nelle vite degli altri. 

E mi chiedo come possa essere giustificata dal punto di vista della teoria giuridica, sulla base di quali interessi pubblici una persona qualunque abbia titolo a iniziare simili procedure su faccende di questo tipo, a chiedere e quantificare dei danni che si suppone abbia ricevuto?

Categorie:Diritti civili

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3 risposte

  1. Forse perché un aborto, tanto più in violazione della legge, viene equiparato a un omicidio e quindi perseguibile d’ufficio e non su querela di parte.
    Sulle ‘taglie’ diffuse in quell’area del mondo forse può valere la stessa considerazione.
    Più tempo passa, più la scienza fa passi avanti e più diventa possibile la sopravvivenza dopo l’aborto e da qui arriva probabilmente la tendenza a ridurre le settimane entro cui la legge lo permette.
    Mi meraviglia però che quasi nessuno, quando affronta l’argomento, al di là delle opinioni espresse si cui si discute, sembra più pensare che si parla pur sempre della vita di un nascituro, un futuro essere umano, e che ci si aspetta da chi legge almeno lo stesso rispetto per lui (o lei) che si ha per i gestori delle cliniche sottoposti a taglie.
    I miei più cari saluti
    Sabrina C.

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    • Eh, ma qui dice proprio il contrario: vietato perseguire d’ufficio da parte dei pubblici ufficiali, consentito solo far causa civile da parte di chiunque lo voglia… È questo che mi sorprende, ma avrà una spiegazione che non conosco. Comunque, cari saluti anche a lei.

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  1. Rassegna 04.09.21 | Stefano Ceccanti

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