Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

I “campi di rieducazione” in Vietnam dopo il 1975: la passione di Ginetta Moroni Sagan

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Dopo la conquista di Saigon da parte del Nord Vietnam, nel 1975, alcune centinaia di migliaia di “collaborazionisti” con il vecchio regime sudvietnamita e con gli americani furono internati in “campi di rieducazione”. La permanenza nei campi doveva essere temporanea, per alcuni anche di poche settimane, ma per altri diventò di lungo, lunghissimo periodo. Si stima che nel 1982 i campi contenessero ancora 100.000 detenuti, fra i quali molti ex funzionari militari e civili, leader politici e sindacali, leader religiosi (buddisti), medici, insegnanti e artisti.

La stima del 1982 è in questo rapporto (qui), preparato sotto la direzione di Ginetta Sagan e scritto insieme a Steve Denney. Ora, Ginetta Sagan è una figura assai interessante, nasce Ginetta Moroni ed è una ex partigiana italiana (qui) con una lunga storia che riassumo in maniera rapida e senza un vero controllo storico-critico.

E dunque. Ginetta Moroni (Milano 1925 – Atherton, California 2000) è di famiglia anti-fascista milanese. Entrambi i genitori sono uccisi durante la Resistenza, il padre (cattolico) è arrestato e fucilato nella schiena durante un “tentativo di fuga”, la madre (ebrea polacca) è deportata a morire a Auschwitz. Lei stessa diventa attivista di Giustizia e Libertà con il nome di Topolino. Nella primavera del 1945 è tradita da un infiltrato, catturata dalle Brigate nere, torturata per più di un mese e condannata a essere fucilata – il 23 aprile. All’ultimo minuto è liberata in modo rocambolesco dai suoi compagni, con l’aiuto di due ufficiali tedeschi disertori che fan finta di essere ufficiali della Gestapo.

Nel 1951 va a studiare oltreatlantico, sposa un medico, Leonard Sagan, e prende la cittadinanza americana. Diventa una militante per i diritti umani, una oppositrice  della guerra degli Stati Uniti in Vietnam. Denuncia le scelte politiche e le atrocità del suo governo, denuncia le atrocità nelle carceri sudvietnamite lavorando fianco a fianco con l’amica Joan Baez. Nel frattempo, in quanto dirigente di Amnesty International, si impegna in difesa dei diritti dei prigionieri politici e dei prigionieri di coscienza in giro per il mondo, nel Cile di Pinochet e nella Grecia dei colonnelli, in Urss e in Polonia, in Cecoslovacchia e nelle Filippine. E anche, a guerra indocinese finita, nel nuovo Vietnam comunista. Per questo è criticata da vecchi compagni di lotta (qui) come traditrice della causa o peggio, fascista, cold warrior e, chissà, agente della CIA.

E’ accusata di aver ceduto alla propaganda anti-comunista. E in effetti è presa in simpatia dai conservatori, il che ovviamente è prova di niente.

(Si apra il dibattito su coerenze e incoerenze.)

In un necrologio del 2000, sulla cara vecchia Village Voice, ne fa un bel ritratto amichevole Nat Hentoff: The Passion of Ginetta Sagan (qui). La sua passione? Contro la brutalità dei governi, tirar fuori la gente di galera, o meglio non la gente generica, ma proprio ogni singola persona con nome e cognome. E’ l’incarnazione, dice Nat, delle famose parole di Eugene Debs, «while there is a soul in prison, I am not free». Dice Ginetta: «a un prigioniero non importa quale sia il nome del governo che ha assoldato il suo torturatore». E’ Hentoff che ricorda come «alcuni dei nostri compagni fossero furiosi quando ora criticavamo pubblicamente il governo e la gente [del Vietnam] a cui il nostro paese aveva portato tanta morte e sofferenza». Hentoff ricorda anche un suo lungo articolo di denuncia della condizione dei campi, basato su informazioni di Ginetta, e pubblicato nel 1977 sulla Voice – «malgrado tentativi interni di impedirne la pubblicazione».

Così, nel rapporto del 1982, Ginetta Sagan e Steve Denney descrivono la condizione dei campi: «Il quadro che emerge dalla nostra ricerca è di campi di lavoro forzato dominati dalla fame e dalle malattie, dove i prigionieri sono puniti duramente anche per piccole infrazioni alle regole, sono sottoposti a indottrinamento politico e costretti a scrivere lunghe “confessioni” in cui denunciano se stessi e altri per ipotetici misfatti del passato». In una nota di accompagnamento del 1998 Denney specifica che parecchio è cambiato da allora. Per quello che se sa tutti gli ex funzionari civili e militari del vecchio regime sudvietnamita sono stati liberati, a molti è stato permesso di emigrare negli Stati Uniti. Altri dissidenti continuiano a essere incarcerati.

Dal 1996 Ginetta Moroni Sagan è Grand’Ufficiale della Repubblica Italiana. Due anni prima riceve la Presidential Medal of Freedom da Bill Clinton. Amnesty International USA ha un annuale Ginetta Sagan Award che premia e assiste la donne che si distinguono nelle lotte contro gli abusi sulle donne.

Ginetta Sagan e Joan Baez discutono “Human Rights in Vietnam” con William F. Buckley, ospiti del suo talk show “Firing Line”, il 6 settembre 1979.

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Categorie:Guerra fredda

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