Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Stati Uniti. La Camera dei Rappresentanti? E’ troppo piccola, facciamola più grande

Nov-18-Drutman-CapitalsStackedCi sono riformatori americani a cui i 435 seggi della House of Representatives vanno stretti. Ne vorrebbero di più. Vorrebbero allargare la camera più democratica del sistema bicamerale, quella che secondo la Costituzione deve, appunto, rappresentare il popolo in proporzione alla popolazione. Le proposte si rincorrono fra organizzazioni riformiste e pensosi articoli su pensosi periodici – l’ultimo che ho visto è su The Atlantic del maggio scorso. E benché abbiano poche possibilità di successo per ragioni istituzionali e politiche, vale di pena di dare un’occhiata almeno a una, una per tutte, cioè a quella contenuta in un complesso editoriale del New York Times del novembre 2018. Tanto per vedere di cosa si tratta.

Dico subito che una riforma del genere non tocca direttamente la Costituzione, perché la dimensione dell’assemblea è stabilita per legge ordinaria, nel caso specifico da una legge del 1929. Fino ad allora i deputati erano cresciuti in maniera costante con il crescere della popolazione, dai 65 delle origini ai 435 di inizio Novecento, numero che poi è stato congelato. Il boom demografico era stato tale che non si poteva seguire il rapporto di un deputato per non più di 30.000 abitanti, indicato dai padri fondatori nello stesso testo costituzionale. Una disposizione costituzionale, questa, che mi sembra sia stata più ignorata e disattesa che formalmente emendata. D’altra parte, ai giorni nostri, con quel rapporto, i rappresentanti del popolo sarebbero circa 11.000, più di quanti ne possa contenere un town meeting del New England. Un secolo fa si era arrivati, in media, a un deputato ogni 200.000 abitanti. Oggi siamo a un deputato ogni 750.000 abitanti.

Sono troppi abitanti per pochi rappresentanti, dice l’Editorial Board del Times. Il loro numero, e quindi quello dei collegi elettorali, dovrebbe essere portato ad almeno 593, con un aumento di 158. Il numero di 158 può apparire bizzarro, è frutto di calcoli nel disegno dei collegi che non ho intenzione di seguire qui, e che sono esposti in dettaglio nell’editoriale stesso, andate a vedere se siete curiosi. Più interessanti sono alcune motivazioni che spingono all’allargamento e che, un po’ inevitabilmente, ricalcano le riflessioni classiche sulle strutture della rappresentanza popolare e, nello specifico, quelle intorno alla Costituzione del 1787 codificate in alcuni classici articoli del Federalista (a cominciare dal numero 55 attribuito a James Madison).

Troppi abitanti per pochi rappresentanti  pongono “un grosso pericolo alla democrazia americana”, dice il Times. Perché così i pochi legislatori perdono i contatti con le loro constituencies (tre quarti di milione di persone ciascuna!), finiscono per vivere una vita separata dal popolo che rappresentano e magari per accompagnarsi troppo da vicino a lobbisti e finanziatori. Ma anche perché notoriamente le medie sono fuorvianti, e così succede le popolazioni di alcune aree del paese siano sovra o sottorappresentate, violando il principio egualitario di una persona-un voto. Il Wyoming, per dire, ha un solo deputato per 600.000 abitanti, il Montana anche, ma per un milione di abitanti; il Rhode Island per un milione di abitanti ne ha invece due. E queste deformazioni nella rappresentanza si riflettono nella composizione dell’Electoral College che elegge il Presidente.

Molti americani, concede il Times, non sarebbero felici al pensiero di espandere una struttura di governo che non amano particolarmente, che considerano pesante e inefficiente. Sembrano più inclini a voler cacciare quei fannulloni che ad assumerne di più. E tuttavia anche gli scettici potrebbero convincersi che una Camera più grande sarebbe migliore, potrebbe essere più rappresentativa della diversità politica, etnica e culturale dell’America di oggi, più aperta ai “gruppi perennemente sottorappresentati, come le donne e le minorities” – e va bene, qui sapete già che la riforma, come tutte le riforme, porta in territori esplosivi, che più partisan non si può. Buona fortuna.

Categorie:Cultura politica, Electoral process

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