Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Ascesa e declino dei partiti di massa: il caso americano (1992)

logo-politics1Ascesa e declino dei partiti di massa: il caso storico degli Stati Uniti (1992)*

Che il Novecento sia stato il secolo dei partiti di massa è una affermazione eurocentrica. Dal punto di vista degli Stati Uniti, il secolo dei partiti è stato l’Ottocento, e il passaggio al Novecento il momento del loro declino. Fu infatti nell’Ottocento, dagli anni 1830s agli anni 1890s, che i partiti politici di massa organizzarono la vita pubblica del paese in un moderno party system, plasmarono un compiuto party government, costruirono un trasparente  party state ­– in un’età che è stata definita «l’età dei partiti» nella storia americana. Proprio all’inizio di quel periodo, Tocqueville poteva ancora parlare con sufficiente accuratezza (sia pure con qualche miopia nei confronti delle trasformazioni in atto) di una società che «governa se stessa», nella quale i partiti erano «piccoli partiti» impegnati in controversie irrilevanti, pallidi specchi di una opinione pubblica mobile e frastagliata, divisa su mille questioni che egli riteneva marginali. Per contro, alla fine di quel periodo l’opera dell’aristocratico francese fu adottata da molti americani delle classi colte come un manuale di critica a una società drammaticamente cambiata, nella quale l’opinione pubblica sembrava irreggimentata da onnipresenti macchine partitiche e da irrazionali fedeltà di partito. La riedizione del 1898 della traduzione inglese di De la Démocratíe en Amérique fu proposta come una «sorta di mappa» per «giovani di istruzione e carattere» (e di buona famiglia) che intendessero redimere la società civile dalla party supremacy e dai mali del suffragio universale.

Due decenni dopo queste invocazioni, alla vigilia della prima guerra mondiale, l’opera di redenzione sembrava avviata con successo. Furono in molti a constatare come la supremazia di partito stesse disintegrandosi, minata alle fondamenta dalla democrazia «progressista», dalla presidenza imperiale, dalle riforme elettorali, dalla civil service reform, dalla potente stampa indipendente, dall’impatto della società dei consumi, dalla nuova imprevedibilità e indipendenza del comportamento degli elettori. Nel 1927 lo storico Charles Beard usò il passato remoto nel descrivere un universo politico nel quale i partiti erano «accampati» nella società e nello stato come un «esercito permanente» – già allora quell’universo era scomparso. Insomma, l’ascesa e la caduta dei partiti politici di massa negli Stati Uniti disegna una parabola che ormai appartiene interamente al passato. Autorevoli storici e scienziati politici concordano sui tempi e sulle caratteristiche di quella caduta. Essi hanno individuato negli sviluppi storici compresi fra la grande depressione degli anni 1890s e il primo dopoguerra degli anni 1920s (un periodo che dal punto di vista della storia elettorale è stato definito il «Sistema del 1896») le origini di un secolare processo di indebolimento del ruolo dei partiti in quanto agenzie di mobilitazione e socializzazione politica, di selezione del personale e delle domande politiche, di traduzione di queste domande in scelte di governo.

Nella mia esposizione, seguo molti dei loro percorsi analitici e mi approprio di molti dei loro risultati. Cerco di farlo, tuttavia, in una prospettiva un poco diversa da quella comunemente accettata. Propongo di interpretare il declino dei partiti americani nel primo quarto del Novecento come il primo caso storico di crisi dei partiti organizzati di massa in una democrazia occidentale. In altri termini, intendo suggerire che i partiti americani mostrarono allora segni di decadimento in alcune delle loro funzioni fondamentali che non sono qualitativamente diversi da quelli che sono emersi da questa parte dell’oceano Atlantico mezzo secolo dopo, nel tardo secondo dopoguerra. Si tratta, per il momento, solo di ipotesi di ricerca, che hanno risvolti di qualche interesse in una duplice direzione. Innanzitutto, esse implicano la formulazione di nuove domande storiche sulla natura dei partiti americani ottocenteschi e quindi delle loro trasformazioni all’alba del Novecento (e su questa parte, da storico, mi soffermo diffusamente). In secondo luogo, implicano un possibile uso (al quale alludo soltanto) dell’esperienza degli Stati Uniti come un test case rilevante per le discussioni sulle attuali condizioni delle organizzazioni politiche di massa nei paesi dell’Europa occidentale, e sui loro possibili sviluppi. Naturalmente, l’analogia è un argomento storico debole. Naturalmente, l’America non è il futuro dell’Europa. E tuttavia, penso che un’analisi attenta del passato americano possa gettare qualche luce sulle questioni sollevate dal presente europeo, così come, viceversa, le questioni sollevate dal presente europeo possono arricchire la nostra comprensione del passato americano. Continua a leggere qui.

*Da Come cambiano i partiti, a cura di Mauro Calise, Il Mulino 1992, pp. 45-60.

 

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