Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Quando l’Europa ci rubò il Natale: uno scandalo inventato (appunti da Facebook)

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Compagni calma e gesso! La Commissione europea non ha abolito il Natale, e neanche gli auguri di Natale. La commissaria competente ha solo suggerito delle linee-guida interne per i propri funzionari impegnati nella comunicazione istituzionale. Roba di buona educazione nell’uso del linguaggio, quando ci si rivolge a un pubblico con tante diversità in modo che tutti possano sentirsi a casa, non ignorati o esclusi. E’ un lavoro che fanno tutte le istituzioni, in particolare quelle complicate e/o internazionali. Ma anche quelle minime: ci sono linee-guida nel linguaggio anche se venite a bere un bicchiere a casa mia.

Nell’opuscolo c’è spiegato tutto, di prima mano e si può leggere qui. Comunque, per vostra comodità, vi dico che lo scandalo natalizio si riduce a queste righe: «Evitate di dare per scontato che tutti siano cristiani. Non tutti celebrano le feste cristiane, né tutti i cristiani le celebrano nelle stesse date». Qundi, per esempio, invece di dire «Christmas time can be stressful» dite «Holiday time can be stressful»… Oppure dite «Per quelli di voi che celebrano Natale, oppure Hannukah…». Tutto qui. Compagni tranquilli, potete tornare a parlar male del Natale e degli auguri di Natale, come al solito.

La faccenda dei nomi cristiani che non si potrebbero più usare? Di nuovo, leggete l’opuscolo o fidatevi di me. Le linee-guida dicono (il corsivo è una sottolineatura mia): «Nel fare esempi o raccontare storie, usate “primo nome” o “pre-nome” piuttosto che “nome di battesimo” [in inglese “Christian name” vuol dire appunto “nome di battesimo” cioè “pre-nome”], e non scegliete solo nomi che sono tipici di una unica religione”. Da qui il famoso esempio: per esempio non dite “Maria and John” ma per esempio “Malika and Julio”. Amen.

Una bugia può già viaggiare in mezzo mondo mentre la verità sta ancora allacciandosi le scarpe. «A lie can travel halfway around the world while the truth is still putting on its boots», attribuita a Mark Twain, ma naturalmente è una fake news che è andata veloce, la verità lenta è in qualcosa detto da Jonathan Swift, forse. Prima dei social media. Prima dell’apocalisse.

No però è davvero imbarazzante, poi mi taccio ma è imbarazzante per la nostra comune umanità. Da nessuna parte nelle linee-guida incriminate si parla di auguri di Natale, di buone feste e cose del genere – ma dove le hanno lette queste cose? Da nessuna parte si dice che non si possono usare nomi come Maria o altri nomi cristiani – certo sapere che cosa vuol dire «Christian names» aiuterebbe. (Dopodiché sento dire che la commissaria ha ritirato tutto, vabbe’.) 

Il livello della discussione intorno alle linee-guida della commissione europea, anche questa mattina alle varie rassegne stampa radiofoniche, fa un po’ paura. In sé, per quello che rivela sulla miseria della propaganda politica, forse soprattutto per quello che suggerisce su tutto il resto del sistema dell’informazione. E non dico i social media notoriamente sgarrupati, dico piuttosto i media nazionali perbene, e pure i singoli giornalisti uno per uno che parlano con fare saputo di cose di cui, in tutta evidenza, sanno per sentito dire. Che cosa caspita mi raccontano quando mi raccontano di Macron, o della frontiera polacco-bielorussa, o della Cina, o del nucleare iraniano? Le loro storie avranno la stessa accuratezza, cioè zero, che hanno in questo caso?

Eh sì, come diceva (più o meno) Walter Lippmann un secolo fa, nel mondo contemporaneo siamo tutti nuovi immigrati – e tutti dobbiamo imparare i nuovi galatei, la nuova buona educazione.

Qui sotto, giornalismo falso punto e basta, e poi cattivo giornalismo (con il suo boxino di character assassination della Commissaria che, essendo femmina, se lo merita, un po’ come fosse una palpata).

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Categorie:Americanismo, Veramente detto

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