Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

L’albero della storia degli Stati Uniti

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Questo è l’albero della storia degli Stati Uniti (qui in una edizione degli anni 1850s, ma la prima è del 1828) secondo l’organizzazione temporale che ne da Emma Willard e che, grosso modo, è ancora la nostra. Il tempo lungo è diviso in parti. La prima parte copre la scoperta e i primi insediamenti coloniali fino alla metà del Seicento, la seconda parte la colonizzazione e le guerre franco-indiane fino al 1763, la terza la Rivoluzione e l’adozione della Costituzione, infine la quarta il paese indipendente fino alla conclusione della guerra con il Messico, nel 1848. Ciascuna parte, divisa anche in sotto-periodi, evolve lentamente nell’altra facendo perno su importanti date di svolta. Alla base e ai lati del gran tronco dell’albero, c’è invece il passaggio brusco: dalla wilderness del primo contatto, a sinistra, alla civilization urbana e industriale del presente, a destra.

Nella prima metà dell’Ottocento l’ispiratrice di questa chart, Emma Willard (1787-1870), è famosa per un paio di cose per cui dovrebbe essere famosa ancora oggi. E’ la fondatrice di una scuola per ragazze, il Troy Female Seminary nella cittadina di Troy, nello Stato di New York, che diventa l’inizio di un movimento nazionale e internazionale per la moderna istruzione femminile. Willard vi introduce un curriculum radicalmente diverso da quello tipico del tempo, non più bon ton e arte della conversazione ma matematica, scienze, filosofia, storia, geografia. Su suo suggerimento scuole simili cominciano a essere aperte in America Latina (ne scrive personalmente a Simón Bolívar in Colombia) e in Europa (in Grecia, in Prussia). 

Willard è anche una prolifica e innovativa scrittrice di libri di storia, di libri di testo per le scuole, per la sua scuola ma soprattutto per le scuole pubbliche che si stanno diffondendo negli Stati nel Nord. All’inizio di tutto c’è A History of the United States, or Republic of America, nel 1828. Nel giro di qualche decennio i suoi libri vendono un milione di copie, stampati e aggiornati in varie edizioni e versioni, standard e abbreviate, per diversi tipi di pubblico, tradotte anche in spagnolo e tedesco. I testi hanno una marcata dimensione visuale, sono accompagnati da mappe e soprattutto da grafici e figure, anch’esse continuamente aggiornate, che presentano la storia in modo chiaro e sintetico, danno un significato alla continuità cronologica, distinguono epoche, scandiscono periodizzazioni.

L’albero della storia, come ogni albero genealogico di famiglia, ha il compito di illustrare la genealogia della nuova nazione. In effetti, come ogni albero genealogico famigliare che si rispetti, contribuisce anche a mettervi ordine e dare dignità, nel caso specifico a sistemarne (inventarne) la narrazione nazionalista a livello popolare. Una narrazione che, nel clima accesamente nazionalista degli anni della maturità di Willard, che vanno dalla fine della guerra con la Gran Bretagna del 1812 alla dottrina di Monroe alla dottrina del Manifest Destiny, e che includono (nel Nord) la “scoperta” delle origini puritane del paese, ha almeno tre caratteristiche degne di nota. Propongono una certa idea della storia americana che ha mostrato grande capacità di durare dentro il secolo successivo. 

In primo luogo, la giovane storia degli Stati Uniti post-indipendenza fluisce senza soluzione di continuità dalla storia precedente, che occupa ben tre quarti dell’arco temporale considerato. E’ quindi, nel suo complesso, una corposa storia multisecolare di cui la fase finale, rivoluzionaria e statuale, è la giusta e inevitabile conclusione; ed è comunque tutta di discendenza europea, ignora le popolazioni native. In secondo luogo, la storia del periodo coloniale è storia del New England, l’evento fondante è lo sbarco dei Pellegrini a Plymouth Rock nel 1620 e non l’insediamento del 1609 a Jamestown in Virginia, che proprio non compare; la nascita della Georgia, ultima colonia del Sud, non ha contesto. Ciò fra l’altro consente di ignorare anche tutta la faccenda della schiavitù. In terzo luogo e infine, la storia post-indipendenza ha i suoi momenti cruciali nell’acquisto della Louisiana, nella cessione della Florida, nella conquista del Sudovest messicano. E’ dunque la storia dell’espansione continentale.

Categorie:Americanismo, storiografia

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