Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

L’America coloniale e la frontiera alla radio, RSI Rete Due

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La frontiera nella storia americana

di Brigitte Schwarz 

19 ottobre 2020, ascolta il podcast qui


Mentre per gli europei la frontiera è un limite, per gli americani essa è stata fino alla fine del secolo scorso una zona intermedia sempre in movimento da oriente verso occidente tra un mondo legato all’antica cultura e alle stratificazioni politiche e sociali di derivazione europea, e un mondo ancora vergine, aperto a ogni nuova esperienza che si identifica con la natura stessa. Basti pensare che nel corso dell’Ottocento molta terra vergine fu occupata da popolazioni di origine europea e che nel giro di soli trent’anni, tra il 1850 e il 1880, la popolazione passò da 28 a 50 milioni di abitanti. 

A partire dalla tesi classica di Frederick Jackson Turner, considerato il padre della storiografia americana, nonostante le continue rivisitazioni, la frontiera rimase per decenni nell’immaginario di molti storici statunitensi come il grande potenziale di espansione e risorse alla base della formazione di una identità americana. 

Ne parliamo con Arnaldo Testi già professore di Storia degli Stati Uniti d’America presso il Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa. Specialista della storia politica e sociale statunitense tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, ha pubblicato tra l’altro “Capture the Flag: The Stars and Stripes in American History” (2010), “La formazione degli Stati Uniti” (2013), “Il secolo degli Stati Uniti” (2017).

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Nascita di una potenza

di Raffaella Barazzoni 

20 ottobre 2020, ascolta il podcast qui


Ogni 4 luglio gli Stati Uniti d’America festeggiano la loro nascita. Era il 1776 quando con la celebre Dichiarazione d’Indipendenza, le colonie inglesi d’America sancirono il distacco definitivo dalla madrepatria. Fu un lungo e doloroso percorso che cambiò la storia del XVIII secolo e che divenne definitivo nel 1783 quando si concluse la guerra rivoluzionaria contro la Gran Bretagna e il trattato di Versailles riconobbe l’indipendenza delle colonie americane. Avvolta da una forte cornice eroica e patriottica, la narrazione della nascita degli USA è in effetti molto complessa. Come osserva lo storico italiano Arnaldo Testi nel suo libro “La formazione degli Stati Uniti, Ed. il Mulino”, si tratta di “una storia composta da una molteplicità di frammenti, di relazioni di autorità e di potere, di soggetti distinti in competizione e conflitto tra loro”.

L’approccio storiografico alla nascita della superpotenza che oggi conta più di 330 milioni di abitanti, non può tralasciare ad esempio l’incontro/scontro culturale che sta alle origini di questa storia. Tre mondi molto diversi tra loro, europei, nativi americani, schiavi africani, si trovarono a condividere un territorio su cui prevalse il dominio di chi era sbarcato dal Vecchio mondo. Marcato da profonde cesure, il cammino che portò gli ideali di tredici colonie alle grandi trasformazioni sociali, politico ed economiche che ne derivarono, resta a tutt’ora un fertile territorio di indagine.

Categorie:Americanismo

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