Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Appunti. Alle origini della marcia dei migranti verso gli Stati Uniti

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Un articolo del New York Times cerca di spiegare le origini della carovana di migranti centro-americani che sta dirigendosi verso la frontiera fra il Messico e gli Stati Uniti. Cerca anche di spiegarne il significato politico, a sud come a nord di quella frontiera. Lo prendo per buono e lo uso per capire un po’ meglio.

Dunque, tutto comincia per caso. Con un volantino diffuso in Honduras da attivisti di sinistra che altre volte hanno aiutato gli emigranti, e che ora aggiungono motivazioni politiche all’emigrazione: non ce ne andiamo perché lo desideriamo, ma perché ci espelle la violenza e la povertà. (Fra l’altro c’è appena stata una carestia devastante.) La protesta è contro il presidente Juan Orlando Hernández, un politico conservatore eletto per la seconda volta alla fine dell’anno scorso, malgrado la costituzione lo vieti. E con elezioni poco limpide: sono state seguite da violenti scontri di piazza, e la stessa Organizzazione degli Stati Americani ha chiesto di ripeterle. Hernández è un buon alleato di Washington, ha dato una mano altre volte a contrastare il flusso della droga e dei migranti verso nord.

Per protestare contro Hernández, accusato di presiedere un governo corrotto, contrario agli interessi popolari, incapace persino di garantire un minimo di sicurezza, e per dimostrare platealmente che cosa succede quando c’è un governo così, membri dell’opposizione pensano di promuovere una marcia verso il Messico. Che sia un’impresa numerosa è prudente per proteggere chi vi partecipa, perché la strada da percorrere è pericolosa. Gli organizzatori pensano a qualche centinaio di persone, in effetti già 200 o 300 lasciano il paese ogni giorno, per conto loro. In questo caso si aspettano di mobilitarne forse un migliaio. Contro ogni aspettativa, la cosa esplode a dimensioni ben superiori in termini quantitativi, fino a 7000 persone. E in termini politici – fino a creare una crisi regionale.

Come si vede nel volantino qui sopra, la partenza della “Caminata del migrante” è prevista per il 12 ottobre. Nell’immediato, a spargere la notizia contribuiscono dei gruppi WhatsApp e Facebook e poi, paradossalmente, lo show di una stazione televisiva filogovernativa che parla a lungo della marcia per screditarla, e per screditarne gli organizzatori, ma così facendo eccita gli animi e informa. Le adesioni si moltiplicano spontaneamente, con un crescendo in corso d’opera e non solo in Honduras. Man mano che la “caminata” attarversa le frontiere, superando le pigre resistenze delle polizie di frontiera, si unisce gente dal Salvador, dal Guatemala, dal Messico. E sono non solo giovani maschi, ma anche donne, bambini, intere famiglie. In Messico diventa il più grosso singolo movimento di migranti nella storia recente del paese.

Fioriscono intanto le teorie cospirative sulle sue origini. Chi li paga? Il solito George Soros? Qualche organizzazione nongovernativa? I cartelli della droga? Il Venezuela? Circolano fotografie di guardie di frontiera con la testa rotta, sanguinanti, picchiate – dai migranti che vogliono passare a tutti i costi? Ma no, cercano inutilmente di chiarire gli eroici factcheckers, sono roba vecchia, di anni prima, non c’entrano niente. Circolano foto di migranti che viaggiano sui tetti dei treni e sugli autobus, mica a piedi come almeno dovrebbero avere il buon gusto di fare? Anch’esse false, si rifescono ad altre storie. Le voci e le immagini rimbalzano negli Stati Uniti, e si arricchiscono. E se dietro ci fossero i democratici? E se la carovana albergasse “criminals and unknown Middle Easterners”? In quest’ultimo caso lo stile è inconfondibile, a dire, cioè a twittare, è il presidente Trump.

E’ ovvio che la Casa Bianca colga al volo l’opportunità. E’ tutta presa dallo scandalo dell’assassinio di Jamal Khashoggi, che chiama in causa i rapporti con l’Arabia Saudita, e ci sono le elezioni di medio termine. Spostare il dibattito pubblico su un altro argomento è utile, spostarlo sulla migrant caravan – be’, questo è un vero colpo di fortuna, praticamente un sogno. Cominciano così le tempeste di tweet presidenziali sulle minacce alle sovranità nazionale, e le pressioni sui paesi interessati perché blocchino il movimento. D’altra parte diciamocelo: una marcia di stranieri che sembrano decisi a violare le frontiere? Ma è l’incarnazione delle fantasie xenofobe adorate da Trump e dai suoi follower: il nemico alle porte, in stile militare! Ed è anche un problema reale che può mettere in difficoltà i democratici: una vera e propria trappola per loro (che se fossero loro a organizzare la faccenda, davvero sarebbe come spararsi nei piedi).

Categories: Immigrazione

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