Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Letture non americane: vivere da comunisti con Marina (Xenia) Sereni

phpThumb_generated_thumbnailjpgDue pagine tratte dal memoir di Marina Sereni, I giorni della nostra vita, 1955. Marina Sereni, nata Xenia Silberberg (1906-1952), era una attivista comunista degli anni più duri e dalla vita troppo breve, figlia di rivoluzionari ebrei russi, moglie dello storico e dirigente comunista Emilio (Mimmo) Sereni. Il suo libro, pubblicato postumo dal PCI nella collana popolare “Il milione”, vendette centinaia di migliaia di copie, divenne un bestseller. Insieme al libro gemello per data, edizione e successo, I miei sette figli di Alcide Cervi, servì al partito per diffondere un’immagine ideale della famiglia comunista – e per educare i militanti a come una famiglia comunista avrebbe dovuto essere. Citando a memoria, ne parlano in questa chiave storici come Sandro Bellassai, Maria Casalini, Franco Andreucci.

 

Cioè, sia Mimmo che io pensiamo che, quando uno si mette a fare il lavoro del comunista, senza la tinta eroica del romantico “rivoluzionario” stile ‘800, il carcere non rappresenta che uno dei mille modi, più o meno difficili, di lavorare per il Partito, e non fa quindi che temprare il combattente, abituarlo a considerare la lotta come vita di tutti i giorni, e non come una cosa al di fuori della vita quotidiana, che si lascia fuori dalla porta quando si rientra a casa. Io credo che, forse, comprendere in questo modo la propria appartenenza al Partito è la cosa più difficile; ci sono infatti moltissimi compagni, molto bravi nel loro lavoro, che, quando rientrano a casa, credono che lì non c’è da far nulla per il Partito, e non si accorgono che essere comunista, vuol dire esserlo in tutto, sempre, vuol dire essere divenuto un’altra persona, che educa i bambini da comunista, che parla con la moglie da comunista, che vuol bene ai suoi da comunista.

Al Partito non so come esprimere la mia immensa gratitudine, per quel che ha fatto della mia vita, per il contenuto che le ha dato, ed anche per le possibilità che mi ha date di poter esplicare un lavoro in momenti decisivi della sua storia; senza questa attività oggi mi sentirei incompleta, avrei da rimpiangere qualcosa che non ho avuto. Il Partito invece si è fuso per me con la mia vita privata, così strettamente e completamente, da darmi sempre la certezza di essere una particella di quella immensa forza che porta il mondo in avanti. E questa è una grande gioia che vorrei che le mie figlie potessero provare. Ricordo con grande affetto tutti i compagni, a fianco dei quali abbiamo lottato tanti anni, quando sembrava che nulla mai sarebbe mutato e che i nostri figli sarebbero cresciuti in esilio. E a chi oggi dice di non aver fiducia nei cambiamenti, ricordo sempre i tempi di allora, e le molte cose successe poi.

L’introduzione al libro è di Ambrogio Donini, storico delle religioni e allora senatore comunista. A Donini viene naturale sottolineare come tutto ciò possa assomigliare all’esperienza e all’impegno religioso. Si preoccupa di distinguere e negare. Ma finisce anche, in qualche modo, con il confermare. O così mi sembra.

Anche l’ideologia religiosa può essere, ed è stata talora, nella storia, fonte di dedizione e invito al sacrificio; ma fondamentalmente, essa è l’espressione della disperazione e dell’egoismo del vecchio uomo, cui appare indispensabile l’illusione di una ricompensa ultraterrena. Ma per Marina l’idea stessa di «sacrificio» e di «ricompensa» appare priva di senso. Il seme che scende nella terra e si dissolve per poi rinascere rigoglioso sotto altra forma, avrebbe detto Marina, non si sacrifica né attende guiderdone di sorta. La sua serena, realistica contemplazione della morte ha la forza di un dato scientifico: in essa c’è la tranquillità di chi sa che solo nella conquista e nella costruzione di un mondo nuovo, senza oppressione e senza vergogne, saremo presenti anche noi e che solo l’abbandono di ogni sciocca velleità individualistica crea le condizioni per la valorizzazione della nostra personalità, per sempre.

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