Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Dalton Trumbo senza dramma politico

Trumbo_QuadTrumbo è un film politico che ignora un pezzo importante di dramma politico.

Il dramma c’è, per carità. Ci sono le traversìe dello sceneggiatore comunista Dalton Trumbo durante il maccartismo: le malefatte del House Committee on Un-American Activities e dei boss dell’industria cinematografica, gli undici mesi di galera per oltraggio al Congresso, gli anni di lavoro clandestino e mal pagato, sotto pseudonimo, e infine il dovuto riconoscimento e il ritorno al successo.

Intorno alle traversìe di Trumbo, si intravvedono quelle dei compagni e colleghi che condivisero le sue scelte, rifiutarono di testimoniare e di far nomi, e finirono anch’essi banditi nella black list. E le vicende di chi invece in vario modo collaborò, con maggiore o minore entusiasmo, alla “caccia alle streghe”, oppure di chi entusiasticamente promosse l’intera operazione.

Mi è sembrato un biopic hollywoodiano standard, decentemente congegnato, qua e là zuccheroso, alla fine retorico. Con cose stuzzicanti, che mirano a coinvolgerti. Ci sono inserti di newsreels del tempo, peraltro notissime. Data l’ambientazione, c’è l’invito a riconoscere le celebrities, star del cinema come John Wayne, Edward G. Robinson, Kirk Douglas, interpretate da attori più o meno somiglianti.

Ci sono pezzi di bravura. Helen Mirren perfetta nella parte della perfida giornalista di gossip, Hedda Hopper. John Goodman immenso nella parte del produttore di B-movies Frank King. C’è l’emozione di intuire da alcuni indizi ben piazzati che, a un certo punto, Trumbo sta scrivendo la sceneggiatura di uno dei suoi film più famosi, Vacanze romane. Un’intuizione che ti da soddisfazione.

E c’è la cosa più stuzzicante di tutte, una storia lineare di impegno ideale, coraggiosa coerenza, persecuzione, punizione e riscatto, una storia a lieto fine. E’ il paradigma dello story telling liberal-progressista. Quello riassunto, fra i tanti, da Bill Clinton: “There is nothing wrong with America that cannot be cured with what is right with America”.

Magari è pure giusto. Dopo tutto il sistema ha retto, ha aggiustato gli sbrechi degli anni più bui della Guerra fredda. E poi sono arrivati gli anni sessanta, con il passaggio di consegne dall’impegno di babbo Dalton all’impegno nel civil rights movement della figlia ormai adulta Nikola. Una continuità che, però, è anche una discontinuità di prospettive politiche.

Perché, perdiana, Dalton Trumbo era un comunista e che cosa volesse dire esserlo, per lui e i suoi compagni, non si capisce. D’accordo, si vede il suo attivismo nella lotta per i diritti dei lavoratori dello spettacolo, ma questo è puro New Deal liberalism anni trenta. C’è la storiella della condivisione del panino della merenda con chi non ce l’ha, ma questo va bene per educare la piccola, non noi.

Essere iscritto al partito comunista non era mica quella cosa lì, o almeno non era solo quella cosa lì, la vaga aspirazione a una società diversa. C’era la prospettiva rivoluzionaria e la lotta di classe, c’era l’ingombrante linea del partito, c’erano l’Unione Sovietica e lo stalinismo. E ciò poteva creare delle tensioni politiche e morali, ricche di possibilità drammaturgiche, che nel film sono ignorate.

Per dire, Trumbo è pacifista. Cioè: era stato anti-guerra finché lo era stato il partito, nel periodo del patto di non aggressione fra URSS e Germania nazista. Poi quando la Germania aveva attaccato Mosca, insieme al partito aveva cambiato posizione, diventando interventista. Nel dopoguerra torna pacifista, per la pace con l’URSS. Ha dei problemi con questo suo “pacifismo” oppure no?

Per dire, di fronte all’inquisizione maccartista Trumbo fa appello al Bill of Rights, alle libertà del primo emendamento. Di fronte al comitato congressuale che lo indaga dice, “Questo è l’inizio dei campi di concentramento americani”. Pensa mai a quello che stanno facendo i suoi compagni sovietici in quegli stessi anni, a proposito di libertà di parola e campi di concentramento? E se ci pensa, come?

E così via. Non conosco abbastanza i dettagli della vicenda da poter dire se Trumbo e gli altri si ponessero mai domande del genere, o se tirassero dritto seguendo la party line. Il film avrebbe potuto discuterne comunque, con qualche marchingegno narrativo. E’ un peccato che non lo faccia, sarebbe stato più interessante. E avrebbe reso maggiore giustizia ai suoi protagonisti, persone complesse e drammatiche in anni di ferro e di fuoco più grandi di loro.

Dalton Trumbo, police mugshot, 1950

Dalton Trumbo, police mugshot, 1950

 

Categories: Guerra fredda

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