Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

La vita hard-boiled (Raymond Chandler)

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E’ curioso che i ricordi di questi giorni di Raymond Chandler, legati alla ricorrenza della sua morte, il 26 marzo (del 1959), insistano tutti, almeno quelli che mi è capitato di vedere e sentire, su una leggenda interpretativa tante volte ripetuta. E cioè che con lui, e con Dashiell Hammett, la detective story sarebbe passata dai mondi di fantasia dei salotti borghesi e degli intellettuali deducenti un po’ troppo British – al mondo reale della strada, anzi del vicolo, alla vita vera com’è, dura, brutta e sporca, americana.

Ora a me pare che non ci sia nulla di più fantasioso e irrealistico della vita raccontata da Chandler, le sue storie senza capo né coda, i suoi delitti gratuiti (“when in doubt, have two guys come through the door with guns”), i personaggi stereotipati, le atmosfere scure, soprattutto i dialoghi o i monologhi hard-boiled dell’eroe narratore – magistrali ma, sant’iddio, falsi come i soldi del monopoli, tutti molto scritti e riscritti, chi mai parla o pensa così?

“Scommetto che non indovinate come abbia fatto ad entrare”.

Presi una sigaretta e la guardai tetramente: “E io scommetto di sì. Siete entrata dal buco della serratura come Peter Pan”.

“Chi è?”

“Oh, un tizio che ho conosciuto al biliardo”.

Davvero, avete mai incontrato qualcuno che parli così, ammenoché non citi Chandler stesso? (Imitarlo non è facile, ci vogliono i migliori sceneggiatori di Hollywood, tipo William Faulkner.)

Queste, com’è ovvio, sono esattamente le ragioni per cui lo amiamo, per cui lo leggiamo e rileggiamo, per cui guardiamo e riguardiamo i film tratti dai suoi romanzi o che ne ricalchino i manierismi o rendano loro omaggio satirico, fino a The Big Lebowski: perché è tutto così romantico e improbabile, e chi se ne importa se è improbabile finché è romantico, come è spesso il caso in letteratura.

Poi c’è quella volta che vi trovate in una stanza d’albergo di terz’ordine di San Francisco, in una notte piovosa, e fuori dalla finestra lampeggia un’insegna al neon, e zac – pensate di esserci dentro, ecco la realtà vera, ecco l’America, i vicoli di Chinatown intorno a voi. Naturalmente siete dentro un film noir dell’età d’oro, non proprio in un suo romanzo. E dopo il primo momento di felicità la mandate al diavolo, quell’insegna che v’impedisce di dormire.

La cosa straordinaria è che questa leggenda della vita bollita soda se l’è inventata lui stesso, e ha cominciato a indossarla praticamente da subito. Se avete letto fin qui, certo conoscete già La semplice arte del delitto (la prima versione del saggio è del 1944) – c’è tutto lì.

Categories: Americanismo, mass media

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