Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Da Watergate ai moderni mass media conservatori – o almeno a Fox News

18485786_10213232074902285_5390062436789539147_nLo scandalo Watergate fu un trauma nazionale. Il suo impatto fu accentuato dalla contemporanea, lunga, estenuante crisi vietnamita che si stava concludendo senza gloria. In molti cittadini si confermò la convinzione che i governanti, proprio come era accaduto per la guerra in Vietnam, mentissero sempre; che di loro non ci si potesse fidare, mai. Era grottesco dover sentire in televisione il presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, “Tricky Dicky”, dire: “I’m not a crook”, non sono un truffatore. Ci fu una crisi di fiducia nelle istituzioni statuali. In molti legislatori si confermò la convinzione che il problema, in politica interna come in politica estera, fosse l’eccessivo potere del presidente: la sua capacità di agire senza controlli, spesso in segretezza, di fatto con impunità. Il Congresso cercò dunque di imbrigliare in qualche modo un potere esecutivo sfuggito di mano, ne limitò le iniziative militari con il War Powers Act (1973), lo costrinse a qualche trasparenza con il Freedom of Information Act (1974).

Per altri cittadini, tuttavia, non erano Nixon e la presidenza “imperiale” a essere il problema, non erano loro i cattivi della storia. I cattivi erano piuttosto il partito democratico, che controllava il Congresso con solide maggioranze, e il sistema mediatico che lo fiancheggiava. I repubblicani accusarono i democratici, i tre network televisivi nazionali (Cbs, Abc, Nbc) e quotidiani come New York Times e Washington Post (e per buon peso, anche Hollywood), di essere complici nel voler distruggere, per puro odio personale, il presidente repubblicano; e maturarono un risentimento che dura ancora. I movimenti popolari di destra erano più drastici. Ai loro occhi, l’intero sistema dell’informazione e dell’intrattenimento mainstream era espressione di una cultura liberal elitaria e corrotta, estranea al popolo e intenta a corromperlo. I conservatori in generale si proposero di costruire un sistema altrettanto influente e ramificato, capace di gestire il flusso delle informazioni e di stabilire l’agenda del futuro dibattito nazionale.

E vi investirono grandi risorse, con successo: da qui nacque il sistema contemporaneo dei mass media conservatori.

I conservatori pensarono a un giornalismo politicizzato che contrastasse i pregiudizi politici e “politicamente corretti” degli avversari, che dicesse le verità tenute nascoste alla gente, che magari le gridasse. Lavorarono anch’essi sulla stampa d’élite meno gridata: sulla Opinion Page del Wall Street Journal, uno dei quotidiani più autorevoli e diffusi del paese, e su periodici d’opinione come la vecchia National Review e il nuovo Weekly Standard (fondato nel 1995). Ma pensarono soprattutto a mass media con un pubblico vasto e popolare, alle stazioni radio a onde medie (AM) che negli anni Ottanta divennero il regno della radio parlata. Questa fu una vera invenzione della destra, di cui fu maestro il commentatore Rush Limbaugh. I suoi talk show, trasmessi da centinaia di antenne in tutto il paese, consistevano in tre ore quotidiane di opinioni sanguigne sulle notizie del giorno, stimolate dalle telefonate degli ascoltatori. I bersagli ricorrenti erano i democratici, i progressisti, le femministe, i Kennedy e, quando venne il loro turno, i Clinton.

Nel 1996 nacque il network televisivo via cavo Fox News, la rete di sole notizie che, con slogan come “Imparziale ed equilibrata” e “Noi riferiamo, voi decidete”, divenne il più influente forum di idee molto conservatrici. Fox News condusse una battaglia contro la Cnn, la prima TV all-news creata nel 1980, troppo progressista per i suoi gusti; e riuscì a metterne in discussione il primato di audience. Il suo inventore, fondatore e presidente fino all’anno scorso, Roger Ailes, si era fatto le ossa proprio attraversando i trionfi e la caduta di Nixon. Era stato suo media advisor e sotto la sua presidenza (pre-Watergate) aveva immaginato un sistema per diffondere notizie a favore dell’amministrazione contro “i pregiudizi delle network news”: l’idea, rimasta sulla carta, era di spedire per aereo alle stazioni locali di tutto il paese dei video pre-confezionati con commenti e interviste del giorno. Dopo il Watergate aveva lavorato in un news service privato e di breve vita che aveva lo stesso scopo. Qui incontrò lo slogan che avrebbe fatto la sua fortuna, “Fair and balanced”.

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