
Copio qui, con alcuni tagli, un paio di pagine tratte da Georges Simenon, L’America in automobile (nella traduzione italiana di Federica Di Lella e Maria Laura Vanorio, Adelphi 2023, pp. 137-140). In particolare il testo viene da Appunti di viaggio (del 1952) e ha per titolo La polizia in Arizona.
La polizia in Arizona
In Arizona, dove ho vissuto tre anni, la vita assomiglia ancora a un film western […]. Al di fuori dei grandi centri l’ordine pubblico è affidato allo sceriffo di contea. Ne avete visti tanti al cinema: cappello a falde larghe, pantaloni aderenti, cinturone di cuoio con due grosse pistole e una fila di cartucce, senza dimenticare sul petto, a sinistra, la grande stella d’argento.
Ogni sceriffo può reclutare un certo numero di aiutanti, o deputy-sheriffs, alcuni dei quali sono professionisti, altri volontari. Io, come la maggior parte dei ranchers, sono stato uno di questi ultimi.
Spesso un’auto rubata, per esempio a Los Angeles, attraversava l’Arizona a tutta velocità, per arrivare al confine con il Messico, che è abbastanza vicino a noi. Oppure un carcerato evaso dal penitenziario di Yuma cercava di raggiungere lo stesso confine dalla strada o dai sentieri di montagna; e certe volte si trattava di desperados pronti a uccidere pur di riuscire a passare.
In entrambi i casi la procedura era, ed è ancora, più o meno la stessa. Da Tucson, dove ha il suo quartier generale, lo sceriffo telefona a uno dei ranchers:
“Attenzione! Un’auto rubata si dirige verso Nogales. […]”
Poi quasi sempre la postilla:
“L’uomo è armato”.
Oppure:
“Individuo pericoloso”.
Senza perdere tempo, il rancher telefona a sua volta a tre o quattro vicini, talora di più, ranchers e deputy-sheriffs come lui, e ognuno per l’occasione si appunta la stella sulla camicia, carica la colt e salta in macchina o a cavallo. […]
Nessuno dei poliziotti occasionali è mosso dalla rabbia o dall’odio.
Un uomo ha infranto la legge. Un individuo è diventato una minaccia per la comunità. Bisogna impedirgli di nuocere. […]
Quando l’auto rubata cerca di superare il posto di blocco con la forza, partono dei colpi d’arma da fuoco diretti alle gomme.
L’auto sbanda, si ribalta nel fosso! Ci precipitiamo. Se l’uomo è ferito, viene soccorso, e non di rado qualcuno tira fuori dalla tasca una fiaschetta di whisky e gliene offre un sorso.
“Sta tranquillo. Lo sceriffo è in arrivo. E anche l’ambulanza”.
Se l’uomo spara, quant’è vero Iddio, spariamo anche noi. Tranquillamente. Perché è necessario. Evitando, se possibile, di ucciderlo.
Dopodiché, quando finalmente lo sceriffo sopraggiunge sul posto, chiacchieriamo un po’. Beviamo un goccio. Rimontiamo a cavallo o in macchina.
Al ritorno le mogli chiedono:
“L’avete preso?”.
Gli uomini fanno segno di sì con la testa e vanno a occuparsi del bestiame.
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