
Come ogni anno, l’altro giorno i leader evangelici si sono riuniti attorno al presidente Donald Trump nello Studio Ovale e hanno pregato per lui e per il successo degli Stati Uniti, quest’anno nella guerra contro l’Iran. Sui due tavoli a fianco del Resolute Desk ci sono i busti di Abraham Lincoln (a sinistra di chi guarda) e di Benjamin Franklin (a destra). Due persone pubbliche che, a differenza di Trump, erano ciascuna a modo suo credenti in un Dio di giustizia. E del loro Dio apprezzavano soprattutto le ironie tolleranti sulle faccende della vita.
Benjamin Franklin in una lettera privata al presidente di Yale College (9 marzo 1790).
Ecco il mio Credo. Credo in un solo Dio, Creatore dell’Universo. Che lo governa con la sua Provvidenza. Che deve essere onorato. Che il servizio più gradito che gli rendiamo è fare del bene agli altri suoi figli. Che l’anima dell’uomo è immortale e sarà trattata con giustizia in un’altra vita, in base alla sua condotta in questa. Questi sono per me i principi fondamentali di ogni buona religione e li ammiro come fate voi, in qualunque setta li incontri.
Quanto a Gesù di Nazareth ritengo che il Sistema Morale e la sua Religione, così come ce li ha lasciati, siano i migliori che il mondo abbia mai visto o che probabilmente vedrà; temo però che abbia subito vari cambiamenti corrompitori e, come la maggior parte degli attuali dissidenti in Inghilterra, nutro alcuni dubbi sulla sua divinità; sebbene sia una questione su cui non mi esprimo dogmaticamente, non avendola mai studiata. Non vedo tuttavia alcun danno nel credervi, se tale fede ha la positiva conseguenza, come probabilmente ha, di rendere le sue Dottrine più rispettate e meglio osservate; soprattutto perché non mi sembra che il Supremo se la prenda a male, segnando i non credenti con particolari marchi del suo disappunto.
Confido che non mi esporrete a critiche e censure pubblicando alcuna parte di questa comunicazione. Ho sempre lasciato che gli altri si godessero i loro sentimenti religiosi, senza imputare loro quelli che mi sembravano insopportabili e persino assurdi. Tutte le sette, e qui ne abbiamo una grande varietà, hanno sperimentato la mia buona volontà nell’aiutarle con le sottoscrizioni per la costruzione dei loro luoghi di culto; e, poiché non mi sono mai opposto a nessuna delle loro dottrine, spero di lasciare il mondo in pace con tutte loro.
Abraham Lincoln in una dichiarazione pubblica, un volantino diretto ai suoi elettori (31 luglio 1846).
Essendo circolata in alcune aree di questo Distretto l’accusa, in sostanza, che sarei un aperto schernitore del Cristianesimo, ho deciso, su consiglio di alcuni amici, di fare questa dichiarazione. Che non sia membro di alcuna Chiesa Cristiana è vero; ma non ho mai negato la verità delle Scritture; e non ho mai parlato con intenzionale mancanza di rispetto della religione in generale, o di alcuna confessione cristiana in particolare.
Non credo che potrei essere indotto a sostenere per una carica pubblica un uomo che so essere un aperto nemico e uno schernitore della religione. Lasciando al rapporto fra ciacsun uomo e il suo Cretore la questione più alta delle conseguenze eterne, continuo a credere che nessun uomo abbia il diritto di insultare i sentimenti e ingiuriare i principi morali della comunità in cui vive. Se, quindi, fossi colpevole di tale condotta, non biasimerei nessuno che mi condannasse per questo; ma biasimo coloro, chiunque essi siano, che falsamente mettono in circolazione una simile accusa contro di me.
Si racconta (lo racconta il poeta Carl Sandburg nella biografia di Lincoln) che durante la campagna elettorale del 1846 Lincoln fosse presente al meeting di un revival religioso. Tutti coloro che vogliono andare in paradiso si alzino in piedi, invocò il predicatore. E quasi tutti si alzarono. E ora si alzino quelli che vogliono andare all’inferno, continuò il predicatore. Ci fu qualcuno anche qui. Lincoln rimase sempre seduto, e interrogato dal predicatore rispose: non avevo intenzione di prendere posizione su queste cose qui, ma visto che me lo chiedi ti dirò in tutta sincerità: “Voglio andare in Congresso”.
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