Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Holier-than-thou: perché io sono più santo di te 

“Holier-than-thou”, nel linguaggio pubblico, vuol dire di più di quello che dice alla lettera, “più santo di te”. Lasciamo stare il “più”. Vuol dire proprio, io sono un santo e tu sei un pozzo di peccati senza redenzione, una vera xxxxx. Viene, come ogni cosa che abbia un senso nella nostra cultura, da una citazione biblica che inchioda la saccente arroganza di chi si compiace di dire, in traduzione dall’inglese di Re Giacomo: “Stai lontano, non accostarti a me, perché io sono più santo di te” (Isaia 65:5).

È un atteggiamento che emerge nelle controversie politiche più vigorose e appassionate. In queste occasioni (più piccole e marginali sono, meglio è, sospettava Umberto Eco) il tenue e disperato artificio liberale, civilizzatore, che dovrebbe tenerci insieme, si lacera con facilità. E l’idea che esistano legittime opinioni diverse sulla stessa faccenda diventa una belluina scomunica: sei un incapace, moralmente tarato, predichi il falso e infine (a volte già all’inizio) “ti accompagni a”, “sei al soldo di”. 

In Isaia 65:5 la reazione di Dio a chi si comporta così non è una padronale accentuazione del “più santo di te”, lui che, almeno lui (essendo Dio), potrebbe davvero permetterselo e i suoi avversari potrebbe incenerirli all’istante. È piuttosto un senso di fastidio, da uomo di mondo (se si può dir così di Dio): Costoro sono un fumo nelle mie narici, un fuoco che arde tutto il giorno”. Dio lascia intendere: ma che xxxxx! Fumanti, altro che! E aggiunge: ma tutto il giorno, anche no! Direi che ha ragione (se posso).

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