

Nel 1886 e poi di nuovo nel 1888 la figlia di Karl Marx, Eleanor Marx Aveling e il di lei marito Edward Aveling, vanno negli Stati Uniti in due tour di agitazione politica. Nel 1886 sono accompagnati anche da Wilhelm Liebknecht e fanno fundraising per il partito socialdemocratico tedesco. Parlano del movimento sindacale, della lotta per la giornata di otto ore, dei riots di Haymarket a Chicago, dei diritti delle donne, delle prospettive del movimento socialista in Nord America. Una delle cose su cui insistono è questa: sarà bene che i socialisti americani la smettano di usare il tedesco nelle loro attività di propaganda, adottino l’inglese, se vogliono allargare il loro campo d’azione fuori dalle comunità immigrate. Ne scrivono in un libro, Eleanor Marx Aveling e Edward Aveling, The Working-Class Movement in America, London, Swan Sonnenscheib & Co, 1888.
In tutti questi luoghi si è tenuta almeno una riunione, e in alcuni casi fino a quattro. Salvo rarissime eccezioni, queste riunioni hanno registrato un’ampia partecipazione. In molti luoghi, centinaia di persone non sono riuscite a entrare. Il pubblico era, senza alcuna eccezione, estremamente attento. Non abbiamo mai parlato a un pubblico così paziente, imparziale e ansioso di cogliere il significato del discorso dell’oratore come il pubblico americano. Dire che tutti, o addirittura la maggioranza degli ascoltatori, fossero d’accordo con le opinioni esposte sarebbe inesatto. Ma dire che tutti hanno prestato ascolto imparziale e che la maggioranza almeno ha compreso il significato del discorso è dire la verità.Il fatto è che il popolo americano aspettava di sentire nella propria lingua che cosa fosse il socialismo. Fino a questo momento le sue dottrine erano state predicate consapevolmente e deliberatamente, di regola, solo dai tedeschi. Di una loro sistematica e generale dichiarazione in lingua inglese non c’era stato praticamente nulla. Questo è il vero significato del tour del 1886. Per la prima volta il pubblico americano si è trovato chiaramente faccia a faccia con i principi di un insegnamento che aveva ridicolizzato e condannato senza comprenderlo.
Che le cose stessero così è stato dimostrato dal tono della stampa. Liebknecht e noi stessi, al nostro arrivo in America, siamo stati assaliti da tutta la violenza, la virulenza e la falsificazione di cui è capace una parte della stampa di quel paese. Le nostre riunioni, quando se ne parlava, erano liquidate con poche righe di dichiarazioni inesatte. Nel giro di tre settimane tutto ciò è cambiato e, da quel momento fino alla fine del tour, tutti i principali quotidiani di ogni città, da New York a Rockville, hanno fornito resoconti completi e imparziali delle interviste, degli incontri e dei discorsi. Così, per circa tre mesi, il pubblico americano ha avuto, città dopo città, da una a tre o quattro colonne in ciascuno dei principali giornali interamente dedicate alla dottrina socialista, per non parlare degli innumerevoli editoriali dediti alla demolizione o alla propaganda delle nostre dottrine.
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Il completo raggiungimento di questi auspicabili risultati è ritardato principalmente da due fattori. Uno è la sfiducia nel socialismo nutrita fino a poco tempo fa dal lavoratore americano medio, una sfiducia nata dall’ignoranza dei suoi principi, dei suoi obiettivi, dei suoi metodi. I Knights of Labor, per esempio, in maggioranza protestano fermamente contro l’essere definiti socialisti. L’altro ostacolo risiede negli stessi socialisti tedeschi. Alcuni di questi, non comprendendo il movimento in generale, e ancor meno comprendendolo in America, sono ansiosi di “farla da padrone”, di “condurre lo show” [“boss the show”] in quel paese. Finché ciò sarà possibile, il movimento in America non sarà americano. Il socialismo, per essere efficace laggiù, deve essere di crescita autoctona, anche se i semi provengono da altri paesi.
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