
E così leggo, e anche sento dire da amici, che Bad Bunny avrebbe lanciato un potente messaggio anticoloniale al presidente Trump e agli americani tutti. Mi gratto il capo e non capisco tanto bene. È stato divertente, eh, mi sono divertito, ho anche riguardato con calma la registrazione, ma la faccenda del messaggio mi lascia un po’ così.
Probabilmente ho perso il polso della situazione, succede a una certa età.
Per cominciare, credo proprio che, del messaggio anticoloniale di Bad Bunny, al di là del fatto che è tutto in spagnolo, il presidente Trump personalmente se ne sbatta quell’organo che Bad Bunny teneva spesso in mano durante lo show. Anzi, forse quel gesto l’avrà convinto che con Bad Bunny, incontrandolo nei posti giusti, bianco-vestiti a Palm Beach o alle Virgin Islands, potrebbero essere soul brothers.
Il messaggio anticoloniale sarà certo arrivato alle decine di milioni di residenti e cittadini degli Stati Uniti di discendenza ispano-americana e che parlano spagnolo, cioè, così a naso, a chi di quel messaggio aveva meno bisogno. Un momento di orgoglio culturale, questo sì, immagino che lo sia stato. Anche per quel God Bless America che include tutte le Americas, d’accordo.
Ma la stragrande maggioranza dei concittadini di Bad Bunny lo spagnolo non lo sa. A loro magari il messaggio poteva arrivare grazie alla spettacolare occasione massmediatica, e essere pure utile. Di fatto se lo son perso, lost in translation? Avranno capito quello che ho capito io, che c’era un bravo entertainer che, come tanti, cantava o rappava in spagnolo in un ambiente esotico tropicale accompagnato da gente sexy.
Certo, essendo di buona volontà, e io lo fui, era possibile cogliere il feeling anche senza capire una parola, come ha suggerito Alexandria Ocasio-Cortez.
Gli elettori trumpiani, infine, avranno avuto conferma dei loro timori, che il paese sia invaso da milioni di persone che neanche hanno la buona grazia di rivolgersi a te nella tua lingua, un po’ come fanno i visitatori imperialisti anglofoni in tutti i paesi del mondo dove si parla “straniero”. Sono così tanti, dio mio, che ormai sei tu che devi imparare la loro, di lingua. E questo magari li confermerà nel loro voto trumpiano, anche la prossima volta.
Già, c’è poi Lady Gaga. Alcuni commentatori di destra hanno scritto: neanche una parola di inglese, neanche una persona bianca! Falso, ovviamente, c’era Stefani Angelina Germanotta. Chissà che messaggio potrà aver lasciato. Benché Italian American (bianca dunque, perbacco, almeno al giorno d’oggi), Lady Gaga ha cantato in inglese e non in italiano. È la promessa o il destino di tutti gli immigrati, che con il tempo cambiano, un po’ si “assimilano”? Oppure è un esempio dei brutti cambiamenti di una volta, con Bad Bunny non succederà mai più?
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P.S. Bad Bunny ha alluso al desiderio (almeno al suo desiderio) di indipendenza di Puerto Rico portando in giro la bandiera indipendentista, quella qui sotto con il triangolo azzurro chiaro. La versione usata dal governo del Commonwealth of Puerto Rico ha il triangolo blu scuro, ma dire che sia la versione “ufficiale” è troppo; sembra che la tonalità del colore non sia mai stata definita per legge. (La bandiera è figlia ottocentesca di quella cubana e quindi nipote evidente, monostellata, della bandiera a stelle e strisce statunitense.)
Comunque sulla faccenda ci sono stati, dagli anni Sessanta in poi, ben sette referendum popolari, e l’opzione indipendenza ha sempre perso di parecchio. Nell’ultimo referendum del 2024, solo consultivo in questo caso, ha preso il 12% dei voti, il massimo mai raggiunto. Il 30% degli elettori ha votato per una forma di “libera associazione” agli Stati Uniti. La maggioranza assoluta, il 59%, ha votato per la statehood, per diventare il 51° stato.
E pensare che invece Trump vorrebbe, non voluto, il Canada.

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