Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

L’America è solo di Trump? E l’America di Biden, è sparita?

Insomma, l’America è solo Trump, si riduce a Trump, tutto ciò che vi succede sono le gesta di Trump? L’America si è trasformata nell’immaginario; nel linguaggio e nei fatti non è più quella che era solo un anno fa, per la precisione un anno e due mesi fa? D’altra parte, chi se la ricorda più, quell’America? Joe Biden, chi era costui? Sembra che solo Trump ne abbia un ricordo nitido, a modo suo. Nella recente intervista al New York Times, per esempio, non fa che citarlo a ogni passo, per ripetere che lui, Donald, è più ganzo, più sveglio e in buona salute di Sleepy Joe; che in buona sostanza ce l’ha anche più lungo. Anche di Barack Obama, se è per questo, che gli ha portato via, insieme a quella donna venezuelana, il premio Nobel che era suo.

Insomma, il passato recente sembra ridisegnato dalle ossessioni e dai risentimenti di Trump, un gran successo cultural-egemonico. Del presente di Trump, del trumpismo, delle sue politiche interne e internazionali, dei movimenti MAGA da lui creati e di cui è il prodotto, delle mutazioni del partito repubblicano, gli storici hanno cercato le radici e le ragioni nella storia americana, nella storia vicina e in quella lontana. E di radici e ragioni ne hanno trovato a bizzeffe, nei due secoli e mezzo che ci separano da quel fatale 1776 di cui in questi giorni si cominciano a celebrare le glorie dell’anniversario tondo, America 250. Le glorie, nient’altro che le glorie, in chiave trumpiana tutta d’oro e lustrini.

E tuttavia qui c’è un problema. Solo quattro anni fa, nel gennaio 2022, alla fine del primo anno dell’amministrazione Biden, sembrava proprio che fosse Biden quello che stava trasformando l’America, in una direzione molto diversa da quella di Trump. Opposta, in effetti. Nel 2020 il democratico Biden aveva vinto le elezioni presidenziali contro il primo Trump alla grande, non nel modo striminzito del Trump nel 2024 (la vittoria più striminzita dell’ultimo mezzo secolo, checché ne dica lui). Si annunciava l’inizio di una nuova epoca storica di cui, ebbene sì, gli storici cercarono le radici e le ragioni e le forze in campo che la stavano plasmando. E le trovarono naturalmente. 

Ricordate? Si parlava della fine del lungo ciclo neoliberale iniziato negli anni Settanta e poi con la presidenza Reagan. Si diceva del ritorno del ruolo dello stato, del governo, del big government, degli enormi investimenti pubblici nelle infrastrutture materiali e digitali, nelle politiche sociali. C’era la valorizzazione del movimento operaio organizzato, quello vecchio industriale e quello nuovo pimpante nei servizi. C’era il Green New Deal e proprio il New Deal, il linguaggio del New Deal. C’era la riaffermazione dell’internazionalismo liberale, del multilateralismo, del ritorno degli Stati Uniti nelle organizzazioni e nei trattati internazionali che già il primo Trump aveva abbandonato.

Insomma, un’altra ipotesi di far grande l’America. Che ora sembra del tutto dimenticata. Quelle prospettive, quelle radici, quelle forze in campo, che c’erano davvero, che non erano allucinazioni, che davano forma alle politiche di Biden, cioè del partito democratico del 2020, sono d’improvviso scomparse? Sciolte come neve al sole? Certo sono state espulse dalla riflessione, non se ne parla più. Non ci sono proprio più oppure sono gli osservatori, lontani come noi dall’Europa ma anche vicini, Stateside, che si occupano d’altro? Che sono accecati dai ritmi frenetici delle uscite di Trump? Costretti all’oblio di tutto il resto? C’è un metodo e un progetto in questa losca faccenda.

«Flood the zone», consigliava Steve Bannon all’inizio di questa avventura. Trump doveva travolgere il pubblico con una alluvione di atti, dichiarazioni, minacce, proposte che facessero girare la testa agli avversari, ai media, alle istituzioni. Che costringessero tutti a inseguire, a correre con il fiatone a destra e a manca. E a vedere solo lui, nel bene e nel male: Trump come unico destino. «La morte della democrazia in America», avrebbe concluso qualcuno? Il pensarlo è già un contributo a favorire quella fine. Si provasse a guardare in qualche altra direzione, anche.

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