
I sindaci di New York, nella lunga storia della città, formano un gruppo assai vario per origini etniche, razziali e religiose e quindi per insulti ricevuti. Dopo i primi sindaci cattolici irlandesi negli anni Ottanta dell’Ottocento (selvaggi alcolizzati! papisti!). Dopo i primi italiani tipo Fiorello La Guardia, negli anni Trenta del Novecento (mafiosi!). Dopo i primi ebrei, negli anni Settanta-Ottanta, come Abraham Beame e Ed Koch che per giunta era notoriamente segretamente gay (ebrei depravati!). Dopo i primi afroamericani (negri!) come David Dinkins negli anni Novanta. Ecco, ora potrebbe essere l’occasione del primo sindaco sud-asiatico musulmano Zohran Mamdani (islamista ugandese comunista! hamas bin laden! immigrato illegale! più o meno come il presidente kenyota Obama! figlio di papà privilegiato nepo baby!).
Ciascun candidato e ciascun sindaco ha dovuto combattere con gli stereotipi e fare i conti con i demoni e i peccati del gruppo di appartenenza. È parte del cursus honorum in una metropoli multietnica, multirazziale e multireligiosa in continuo cambiamento come New York City. Ora tocca agli ultimi arrivati. I residenti musulmani sono più di 800.000, praticamente quasi il 10% della popolazione. I residenti sud-asiatici sono quasi 400.000, in parte musulmani in parte no. Nei sondaggi degli ultimi giorni, in vista del voto di martedì prossimo 4 novembre, Mamdani viene dato per vincente in generale, 44% delle preferenze contro il 34% di Andrew Cuomo. In particolare vince ovviamente fra gli elettori asiatici (49% contro il 27% di Cuomo), vince fra gli afroamericani (55% contro 25%), fa metà e metà con gli elettori ispanici (38% contro 39%). Nella comunità per lui più problematica, quella Jewish-American, prende il 38% delle preferenze contro il 42% di Cuomo – una performance molto buona, tutto considerato.
Che Mamdani raccolga il 62% degli elettori nati all’estero (contro il 24% di Cuomo), mentre fra gli American-born il rapporto si rovescia ma neanche tanto (40% per Cuomo e 32% per lui), è una informazione brandita come messaggio subliminale di allarme nei media ostili. Ma chissà quale impatto reale può avere in una città in cui i cittadini foreign-born abbondano, a cominciare da Mamdani stesso e dalla sua famiglia di professori universitari, la madre Mira Nair anche famosa regista cinematografica vincitrice di un Leone d’oro a Venezia. Scare tactics del genere sono usate anche dagli avversari politici che hanno messo da parte le buone maniere e da quelli che le buone maniere non le hanno mai avute. Come nel cartoon qui sotto, certi bianchi nordici biondi son sempre lì a reclamare, a invocare deportazioni, sempre più biondi, sempre più stupiti, sempre di meno (e questo è un problema serio, sia chiaro, a New York e nel resto del paese di Donald Trump).

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