Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Una riforma femminista del Quattro luglio, più di un secolo fa: non ciò che il mondo deve all’America ma ciò che l’America deve al mondo

Nell’Ottocento le celebrazioni del Quattro luglio, le parate formali e i fracassi spontanei per strada erano, come tante manifestazioni pubbliche di allora, eventi esclusivamente maschili per presenza e retorica. Alle parate le donne c’erano come simboli, Lady Liberty, Columbia, ma le donne in carne e ossa facevano contorno, erano solo spettatrici (anticipando in questo la modernità novecentesca di tutti). In strada, anche nelle vie più eleganti, le signore erano spesso infastide da torme di ubriachi oppure di giovanotti e ragazzini, che per esempio tiravano loro castagnole e fuochi d’artificio fra le gambe, tanto per far festa.

Alcune donne proposero di trasformare il Quattro luglio in un «Lady’s Fourth». E nessuna fu più seria, almeno nelle intenzioni, certo nelle premesse e in alcune sorprendenti conclusioni, di Julia Ward Howe.

La lunga vita di Julia Ward Howe (1819-1910), verrebbe da dire il suo lungo curriculum vitae, è il ritratto perfetto della riformatrice yankee ottocentesca impegnata in tutte le buone cause del secolo, quelle rispettabili e quelle anche no. Era scrittrice e poeta dell’alta borghesia newyorkese e bostoniana, abolizionista e suffragista, editor di un giornale femminista, riformatrice dei costumi, promotrice dell’istruzione superiore e dell’educazione sessuale per le donne. Durante la Guerra civile ebbe la ventura di scrivere nuovi versi per un inno nordista, il Battle Hymn of the Republic, sulla musica dell’inno antischiavista John Brown’s Body, a sua volta ripresa da motivi più antichi. 

Poi divenne pacifista. Nel 1870 si inventò il primo Mother’s Day come giornata mondiale per la pace. C’era «una nuova forza nel corpo politico del paese, l’azione organizzata delle donne», scrisse più tardi, e le «madri della razza» avevano il compito di impedire il ripetersi degli orrori della guerra. A fine secolo andò oltre. In un lungo articolo del 1893 propose di fare un Mother’s Day anche del Quattro luglio, sottraendone i riti al frusto linguaggio, alla polvere da sparo e ai botti selvaggi, al pessimo alcol degli uomini,  rendendo la giornata più civile grazie alla materna influenza delle donne. 

Questa influenza femminile era pensata come un po’ classista, e infinitamente pallosa. Da signora upper class immaginava di trasformare gli esuberanti divertimenti popolari di strada in qualcosa di troppo simile alle riunioni conviviali del salotto di casa sua, con un loro valore educativo persino, una noia mortale. Trovava comprensibile, in queste circostanze, l’abitudine dei ricchi di «Andare fuori città per evitare il Quarto» (così si diceva nel suo ambiente). Come meravigliarsi, si chiedeva, «che persone di gusti raffinati e nervi delicati cerchino di allontanarsi dal rumore e dalla folla delle consuete cerimonie»?

Ma se invece di fuggire in villa, in campagna, le signore decidessero di restare e cambiare le cose? Le donne avrebbero dovuto avere parte eguale nelle cerimonie del Quattro luglio, con un tema specifico loro, la pace appunto, e con un loro specifico paradigma discorsivo. Nelle orazioni di quel giorno, diceva Ward Howe, le donne avrebbero dovuto parlare non solo di ciò che il mondo deve all’America, secondo la solita retorica maschile, ma anche di «ciò che l’America deve al mondo».

Buttata lì con nonchalance, senza entrare troppo nei dettagli, questa era una prospettiva antisciovinista e antieccezionalista, presentata come femminile. Una vera sorpresa, in quei tempi, e anche nei nostri.

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